Doina Matei è nullatenente, lo Stato italiano paga per lei: 760 mila euro alla famiglia della vittima Vanessa Russo

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Fonti ed evidenze: Il Giornale, SkyTg24

Doina Matei, la rumena che uccise Vanessa Russo, è già in libertà ma risulta nullatenente. Sarà lo Stato a risarcire i familiari della vittima.

Sarà lo Stato a risarcire i familiari di Vanessa Russo, la 22enne uccisa con un ombrello dalla rumena Doina Matei in una stazione metro di Roma Capitale nel 2007. L’immigrata, già a piede libero dopo aver scontato 10 anni di pena, risulta nullatenente e con due figli a carico. Motivo per cui spetterà alla Repubblica italiana provvedere all’indennizzo in favore dei genitori e dei fratelli della vittima, del valore complessivo di 760mila euro .

Doina Matei ANSA/ CLAUDIO PERI/ DBA

L’ Omicidio avvenuto nel 2007

Al tempo, la drammatica vicenda suscitò grande scalpore mediatico per la particolare efferatezza dell’aggressione. Doina Matei, immigrata di nazionalità romena senza permesso di soggiorno, trafisse con la punta dell’ombrello Vanessa Russo a seguito di un banale diverbio. Il colpo sferrato dalla straniera è stato immortalato dalle telecamera di sorveglianza della metropolitana capitolina; Fu tale da provocare la morte per sfondamento della calotta cranica della 22enne che morì dopo una straziante agonia. Doina, che intanto aveva tentato la fuga, fu rintracciata e arrestata presso la sua abitazione nelle Marche.

Vanessa Russo
ANSA/ ALESSANDRO DI MEO

L’accusa di omicidio volontario, formulata in prima istanza, fu subito rimodulata in omicidio preterintenzionale aggravato. La rumena chiese e ottenne di essere processata col rito abbreviato guadagnando, la riduzione di un terzo della pena. Sul finire del 2007, la straniera fu condannata a 16 anni di reclusione e al risarcimento dei danni nei confronti della famiglia Russo. La sentenza di primo grado fu confermata dalla Corte d’Appello nel 2008 e diventò definitiva due anni più tardi. Dopo aver scontato 10 anni di pena, nel 2019, Doina è tornata in libertà.

Il Risarcimento

Nel 2012 i familiari di Vanessa decisero di rivolgersi al tribunale di Perugia, città dove risiedeva l’imputata, per ottenere il risarcimento. Due anni dopo nel 2014, giunse la sentenza del tribunale del capoluogo umbro che condannava Doina a versare 260.000 euro in favore del papà di Vanessa, 300.000 alla madre, 100.000 al fratello e altrettanti alla sorella. Somme non riscuotibili poiché Doina risultò essere nullatenente e con due figli a carico in Romania. A quel punto i genitori della 22enne decisero di citare lo Stato italiano, per ottenere l’indennizzo. Non ricevendo riscontro alcuno, i Russo presentarono un nuovo ricorso al tribunale di Roma, ottenendo la condanna della Presidenza del Consiglio dei Ministri al pagamento di 760mila euro complessivi. La Corte d’Appello di Roma, nei mesi scorsi, ha confermato la sentenza della Corte di Giustizia Europea: sarà lo Stato Italiano a risarcire i familiari di Vanessa.

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