Massimiliano condannato a morte da una malattia incurabile, i giudici rifiutano di dargli i domiciliari

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Fonti ed evidenze: Repubblica, Corriere della Sera

I giudici hanno rigettato le richieste degli avvocati di Massimiliano Cinieri, 45enne gravemente malato: l’uomo resterà in carcere.

Massimiliano Cinieri ha 45 anni e da quasi un anno è detenuto nel carcere di Alessandria con l’accusa di estorsione e di essere stato responsabile di sette casi di usura registrati nell’Astigiano. Nel dicembre 2021, mentre era già in carcere, ha ricevuto la diagnosi di Sla. Quattro medici hanno spiegato che le condizioni di salute di Cinieri non sono compatibili con la vita in cella. Ma i giudici non hanno sentito ragioni: il 45enne resterà dietro le sbarre.

Il dottor Gianluca Novellone – perito di parte incaricato dal detenuto – ha definito la malattia di Maximiliano una sicura condanna a morte perché la forma di Sla che ha colpito l’uomo è particolarmente grave e potrebbe portarlo al decesso nel giro di tre anni. Il detenuto già ora fatica a muoversi e può farlo solo aiutato dalle stampelle,  sempre accompagnato da un piantone. Da tempo, nonostante abbia solo 45 anni, Cinieri ha una ridotta funzionalità delle braccia, non riesce a gestire la deglutizione e la saliva e per questa ragione non può assumere liquidi ma solo acqua in forma di gel. Il medico del carcere Don Soria di AlessandriaRoberto Carbone, nella sua ultima relazione di fine marzo ha sottolineato che il carcere non è la collocazione idonea per un detenuto con le sue caratteristiche cliniche. Non solo: la gestione di un paziente affetto da una forma così aggressiva di Sla, potrebbe mettere in difficoltà tutta l’area sanitaria. Valutazioni simili sono state fatte anche dal primario della neurologia dell’ospedale di Alessandria Luigi Ruiz e dal professor Umberto Manera, specialista del Cresla di Torino, centro specializzato nel trattamento della Sla. Anche perché Maximiliano dovrebbe seguire dei percorsi di fisioterapia che il carcere non gli garantisce.

Ma il perito incaricato dal gip  ha definito la situazione di Cinieri compatibile con il regime carcerario. Pertanto, il giudice Giorgio Morando ha confermato il regime di custodia cautelare per l’uomo rigettando la richiesta di accordargli i domiciliari con l’uso del braccialetto elettronico. La moglie e la figlia del detenuto hanno anche lanciato un appello affinché il 45enne non trascorra i suoi ultimi anni di vita in una cella ma possa tornare a casa, seppur da recluso. La figlia Valeria, in particolare sostiene: “È un uomo che non è in grado di allacciarsi da solo le scarpe, come si può sostenere che sussista il pericolo di fuga o di reiterazione del reato? Stanno togliendo a mio padre ogni dignità. Lui in carcere piange, dice che ogni giorno in più lì dentro è un giorno in meno con la sua famiglia”.

 

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