Isabella uccisa, e dopo sei anni il corpo ancora non si trova. Ma per il Fisco è viva ed esige le tasse

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Fonti ed evidenze: Repubblica, Mattino

Un cavillo burocratico fa sì che una donna morta risulti ancora come una contribuente per l’Agenzia delle Entrate.

Era la notte tra il 15 e il 16 gennaio 2016, quando la  55enne Isabella Noventa venne uccisa dall’ex fidanzato Freddy Sorgato con la complicità della sorella Debora Sorgato e dell’amante di lui, Manuela Cacco.  Quella sera la cinquantacinquenne era stata in pizzeria con il fidanzato. Dopo quella notte sparì nel nulla e per un mese familiari e addirittura lui rinnovavano in tv appelli a Chi l’ha visto nella speranza di ritrovarla. Fu la Squadra mobile di Padova a scoprire le malefatte del terzetto.  Tre sentenze hanno ribadito che Isabella è stata uccisa dai tre complici: l’ultima quella della Cassazione che, il 18 novembre 2020, ha confermato le condanne a 30 anni per i fratelli e a 16 anni e 10 mesi per Manuela Cacco. Tuttavia non furono mai trovati i tre elementi chiave di ogni omicidio: il cadavere, il movente, l’arma del delitto.

E la mancanza di un corpo privo di vita fa sì che, Isabella Noventa, morta da ormai sei anni, per il Fisco sia invece ancora una contribuente a tutti gli effetti. Per questo l’Agenzia delle Entrate ora chiede che la famiglia della vittima paghi quanto dovuto. I familiari devono, in pratica, pagare le tasse che una donna morta, ovviamente, non ha potuto pagare in questi anni. Questo paradosso è dovuto al fatto che nelle carte dell’inchiesta si parla di “corpo soppresso”, un tecnicismo giuridico per indicare che è stato nascosto o disperso chissà dove. Per l’Agenzia delle Entrate, però, finché non ci sarà una dichiarazione di morte presunta, è come se Isabella fosse ancora viva. Questo blocca tutto l’iter della successione ereditaria. La 55enne non può essere considerata morta finché non sarà messa a disposizione dell’Agenzia delle Entrate una dichiarazione di “morte presunta”. La famiglia, dunque, dovrà far pubblicare, a proprie spese, un estratto della domanda di morte presunta per due volte consecutive su almeno due quotidiani: uno regionale e uno nazionale per un ammontare non inferiore ai cinquemila euro.  Il fratello della vittima, Paolo Noventa, esasperato, non ha potuto commentare altro che: “Dolore che si aggiunge ad altro dolore. Di sicuro nessuno mi restituirà mia sorella“.

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