Bergamo, il guard rail non era a norma e uccide Stefano, 30 anni. Il Comune non vuole risarcire la famiglia

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Fonti ed evidenze: Corriere della Sera, Giorno

Un incidente ha portato via Stefano poco più che trentenne. Ora il Comune dovrà risarcire la famiglia.

Era il 22 marzo 2019 quando un incidente si portò via Stefano Iacobone. Il giovane, all’epoca, aveva solo 31 anni ed era una promessa del nuoto e lavorava anche come bagnino in una delle piscine del suo paese. Il dramma si consumò a Treviglio, piccolo comune della bergamasca. Secondo i rilievi, a causare la morte del giovane  era stato il guardrail non a norma. Quella notte, erano da poco passate le 2, Stefano era di ritorno da Bergamo dal ristorante dove lavorava la sera, quando ebbe un colpo di sonno: la sua auto invase la corsia opposta e si schiantò contro un guardrail. Il guardrail trafisse l’abitacolo e il 31enne morì sul colpo. I familiari –  sulla base dei rilievi della Polstrada – sollevarono subito dubbi sull’essere a norma di quel guardrail. Sospetti che hanno trovato conferma nella relazione tecnica del consulente del pm, secondo la quale “il nesso causale tra la violazione della norma e la morte di Stefano appare evidente. Secondo il tecnico della Procura, avrebbe dovuto essere impiegato un materiale diverso, adatto ad assorbire l’energia di eventuali incidenti.

Nel marzo del 2021 il pm aveva richiesto il rinvio a giudizio di Juri Imeri, in qualità di sindaco di Treviglio e di committente dei lavori alla rotatoria. La prima udienza si è tenuta lo scorso 22 gennaio, ma il processo è stato rinviato a maggio. Parallelamente, però, procede la causa civile intrapresa dal padre della vittima, Antonio, e dal fratello Davide. La madre Valeria nel frattempo, purtroppo, è venuta anch’ella a mancare. Il 6 gennaio 2022 è stata notificata al Comune di Treviglio la richiesta di risarcimento per oltre un milione e mezzo di euro: 1.579.750,77 per l’esattezza.. Una richiesta ingente per cui l’Amministrazione comunale ha deciso di resistere in giudizio perché, secondo la Giunta comunale di Treviglio la pretesa della famiglia di Stefano è infondata di fatto e di diritto.

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