Sara ritorna a casa all’alba, sfinita, dopo due turni consecutivi come infermiera. Muore prima di arrivare

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Fonti ed evidenze: AGI, Corriere della Sera

Tragedia in provincia di Brindisi. Sara, 26 anni, era appena uscita dal lavoro. A casa non è mai arrivata.

Sara Viva Sorge Facebook

Come sempre Sara era salita in auto per tornare a casa dopo il lavoro. Solo che erano le 6 del mattino e lei era reduce da due turni consecutivi pesanti. La troppa stanchezza ha fatto accadere il peggio e Sara a casa non ci è mai arrivata. La tragedia è accaduta a Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi. La vittima si chiamava Sara Viva Sorge e lavorava come infermiera presso la clinica di riabilitazione Fondazione San Raffaele. Doveva rientrare a San Vito dei Normanni, a circa 15 chilometri di distanza ma la sua Renault Twingo si è schiantata contro un palo dell’illuminazione lungo la provinciale che collega San Vito dei Normanni a San Michele Salentino. Sara, a soli 26 anni, forse a causa di un colpo di sonno, è morta sul colpo.

Ad avere i primi sospetti è stato il padre della ragazza. sara, infatti, viveva ancora a casa con i genitori ed era strano che a quell’ora non fosse ancora rientrata vista la breve distanza tra la clinica e l’ abitazione. L’uomo era talmente in ansia da prendere l’automobile per andare a cercare la figlia. E così, lungo la strada, la tremenda scoperta: ha visto l’auto della figlia ridotta ad un ammasso di lamiere e si è reso subito conto della tragedia, prima ancora che arrivasse il personale del 118. Vano ogni tentativo dei soccorritori di prestarle aiuto. Per Sara purtroppo non c’era più nulla da fare. Sara aveva studiato all’università romana di Tor Vergata e aveva trovato lavoro, come infermiera, da appena tre settimane. Avrebbe festeggiato il suo ventisettesimo compleanno tra pochi giorni. La mattina della tragedia era la seconda volta di fila che la ragazza lavorava dalle 20 della sera precedente fino alle 6 del mattino.  In tempi di emergenza Covid non sempre l’alternanza lavoro-riposo viene rispettata nelle strutture sanitarie. Sarebbe stato troppo per chiunque e infatti la notizia della  giovane infermiera ha subito sollevato le proteste dei sindacati i quali, in una nota, hanno scritto: “Questa morte solleva interrogativi su una lavoratrice assunta da poco e subito gettata nel mezzo di una situazione lavorativa complicata. Spesso per una unità lavorativa si arriva a gestire dieci degenti con un carico di lavoro al limite, per questo è incomprensibile un turno di lavoro lungo e con due notti consecutive, questo sicuramente non può consentire il recupero psicofisico dovuto

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