Il bambino avrà sangue di persone vaccinate, il parere dei genitori non conta. Così ha detto il giudice

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Fonti ed evidenze: Fanpage, Avvenire

Il Tribunale di Modena ha deliberato in merito al caso di due genitori che esigevano donazioni di sangue di persone non vaccinate per il figlio.

Bambino
Adam Berry/Getty Images

Il cocente dibattito tra pro-vax e no-vax ha creato una profonda frattura sociale tra le due scuole di pensiero in merito alla vaccinazione contro il Covid-19. Tale frattura ha portato a degli eventi che hanno fatto discutere, come manifestazioni contro la vaccinazione e contro l’entrata in vigore della certificazione verde. La vicenda in questione entra nel novero di questo dibattito, e a farne le spese è la salute di un bambino di soli 3 anni.

Nel dettaglio, nella giornata di ieri, il giudice del Tribunale di Modena ha accolto il ricorso presentato dall’equipe dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna rispetto al caso di un bambino di 3 anni con un grave problema cardiaco. La particolarità della questione sta nel fatto che la famiglia del bambino ha rifiutato categoricamente, “per motivi di carattere religioso”, ogni possibile trasfusione di sangue da parte di donatori vaccinati. Da ciò, l’impossibilità per il bambino di effettuare l’intervento chirurgico per lui necessario.

Il legale dei genitori dovrà ora valutare se accettare o meno la decisione del giudice, il quale ha messo la salute del piccolo al primo posto. Per mettere in chiaro tale posizione rispetto al caso del bambino, il giudice ha nominato un curatore speciale del bambino, il quale firmerà il consenso all’operazione. Parliamo di Chiara Gibertoni, la direttrice generale del Sant’Orsola, in quanto rappresentante legale dell’ospedale nel quale sarà effettuata l’operazione.

Nella giornata di ieri, a seguito della decisione del giudice, decine di donatori non vaccinati si sono fatti avanti per donare il loro sangue al bambino. Gli stessi genitori del piccolo si sono rivolti a vari gruppi sui social network (specie Telegram) provando a reclutare donatori non immunizzati. Tale azione è stata condannata dal presidente della Società italiana di pediatria preventiva e sociale, Giuseppe Di Mauro. Quest’ultimo ha dichiarato quanto segue, in merito alla vicenda. “Non permettere una trasfusione al proprio figlio è assurdo. È impensabile che possa succedere una cosa del genere. È una questione di vita o morte. Mettere i propri ideali prima della salute del proprio figlio è improponibile”.

Per motivi di sicurezza sia dei riceventi sia dei donatori, le donazioni di sangue in Italia sono gestite e regolamentate mantenendo il completo anonimato. Sulla questione è intervenuta anche la presidente di Avis Toscana, Claudia Firenze. “La donazione di sangue volontaria e anonima tutela tutti. Il donatore, il malato, il sistema”. Firenze ha inoltre aggiunto quanto segue. “Per questo motivo è preoccupante che si creino liste di persone non vaccinate che sono disposte a donare il proprio sangue ad altri individui non vaccinati, perché è lo stesso sistema che viene compromesso tramite questa sbagliata visione”.

Anche Filippo Anelli, il presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, aveva rivolto un appello ai genitori del bambino di 3 anni. Comprendiamo la paura dei genitori. Quando a soffrire è il proprio figlio, ci si aggrappa a ogni appiglio, credendo di tutelarlo. Per quello che vale, li preghiamo di ascoltare bene i medici che lo hanno in cura, i quali sapranno scegliere la terapia migliore per il bambino, senza ritardare le cure”. Anelli aveva inoltre aggiunto: “I protocolli che regolano le donazioni di sangue, e che non permettono di decidere il donatore, sono scritti nell’interesse dei pazienti, al fine di rendere i processi sicuri. Del resto, non comporta alcun pericolo ricevere donazioni di sangue da individui vaccinati contro il Covid-19”.

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