Roma, la 28enne incinta positiva al Covid voleva essere ricoverata. Tre ospedali l’hanno rifiutata

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Fonti ed evidenze: AGI, Corriere della Sera

Nuovi dettagli vengono a galla sulla morte di Adriana Tanoni, la 28enne romana morta di Covid dopo aver partorito.

Adriana Tanoni se ne è andata a soli 28 anni. Una settimana dopo aver messo al mondo il suo bambino che ora – come la sorellina più grande – crescerà senza la sua mamma. Una tragedia evitabile? Nessuno può dirlo con certezza ma, forse, questo dramma, si sarebbe potuto evitare. La donna è deceduta nella notte tra il 20 e il 21 gennaio al Policlinico Umberto I di Roma. I medici non hanno mancato di sottolineare che Adriana non era vaccinata e, infatti, è morta proprio a causa del Covid. Il vaccino non sempre evita di finire in terapia intensiva o di morire a causa del virus ma, nella maggior parte dei casi, sì. Il bambino, invece, seppur nato prematuro e di soli 1800 chilogrammi, sta bene. La 28enne non si era vaccinata su indicazione della ginecologa che l’aveva in cura: il medico le aveva suggerito di non correre rischi durante la gestazione e di vaccinarsi, semmai, dopo aver partorito. Ora la dottoressa è indagata. Il medico, tuttavia, nega: la dottoressa Nadia Toscano, sostiene di aver assolutamente consigliato il vaccino ad Adriana ma che fosse stata la giovane a non volerlo fare.

I genitori della ragazza hanno raccontato una realtà ben diversa. La famiglia ha spiegato che sono tutti non vaccinati: la mamma e il papà della vittima, il suo compagno e la loro primogenita. Ma la famiglia ha anche precisato che la giovane, ai primi sintomi importanti, si era recata in ben tre ospedali per essere ricoverata ma tutti i nosocomi l’avevano rispedita a casa.  Il 3 gennaio, al sopraggiungere della febbre alta, Adriana si era subito recata al Gemelli ma i tempi di attesa – a detta dei medici – erano troppo lunghi. Stesso discorso al Policlinico Umberto I. Il giorno successivo la chiamata all’ambulanza che l’aveva trasportata al Noc di Ariccia ma anche questa volta niente ricovero. Ultimo disperato tentativo, il giorno dopo Adriana – preoccupata e sempre più grave – aveva nuovamente chiamato il 118 ma gli operatori sanitari l’avevano visitata nel giardino di casa  nonostante febbre alta e tosse. Il 6 gennaio la donna aveva scritto un messaggio al suo medico di base nel quale spiegava: “Un’ambulanza mi ha portato all’ospedale dei Castelli ma non avevano un posto. Mi hanno riportato a casa dicendo che per andare in ospedale devo stare senza ossigeno“. La 28enne è riuscita ad ottenere il ricovero all’Umberto I il 7 gennaio, quando ormai era troppo tardi. La Procura, al momento, sta svolgendo accertamenti non solo sulla ginecologa che – a detta dei familiari di Adriana –  avrebbe sconsigliato il vaccino ma anche sui medici che hanno rifiutato il ricovero non capendo la gravità della situazione.

 

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