Simone non ha il Covid ma alla madre è vietato vederlo. Muore solo: “La prossima volta faremo meglio”, dicono i medici

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Fonti ed evidenze: Ministero della Salute, Corriere della Sera, Fanpage

Tragedia a Firenze: un giovane di 23 anni condannato a morire da solo in un letto di ospedale. Mentre la madre implorava di vederlo.

Simone Benvenuti Facebook

Il Ministero della Salute informa che nelle ultime ventiquattro ore i casi totali di Covid – attualmente ositivi, morti e guariti – sono saliti di 155.697 unità. Da ieri 389 morti e 165.779 guariti. I casi attualmente positivi scendono a 2.706.453, -10.128 rispetto a ieri. I ricoverati calano di 148 unità e anche in terapia intensiva -20 assistiti da ieri.

Firenze: Simone muore solo a 23 anni

Un ragazzo che muore da solo in un letto di ospedale e una madre che implora invano i medici per poterlo vedere, almeno un’ultima volta. In tempo di Covid accade anche questo. E’ successo a Firenze, all’ospedale San Giovanni di Dio. Simone Benvenuti , 23 anni, è morto da solo in una stanza del nosocomio toscano mentre fuori la mamma – la signora Rosalia De Caro – supplicava di entrare: alla donna è stato negato l’accesso per le norme anti contagio. Sebbene Simone non fosse in un reparto Covid. Ma  dottori hanno spiegato alla donna che avrebbe potuto portare qualche focolaio. Il giovane era intubato ma per i medici non era sufficiente a far entrare i familiari – nemmeno solo la madre – per dare l’addio a Simone. Nessuna eccezione. Il 23enne era stato ricoverato il 13 gennaio a causa di una patologia di cui soffriva fin da piccolo: la piastrinopenia. Al momento del ricovero la mamma era andata a casa per prendere le ciabatte al figlio ma, tornata in ospedale, non è più stata fatta entrare. Non ha più rivisto Simone che dopo tre giorni, il 16 gennaio, si è spento  senza neppure il conforto dei propri affetti. Solo una telefonata in piena notte per avvisare la famiglia che il giovane era peggiorato in modo allarmante.  A confermare il tutto  il primario dell’ospedale, il dottor Alberto Fortini: “Le regole consentivano l’ingresso solo in alcuni casi, come in presenza di minori o disabili. Tornare indietro sarebbe bello ma non si può“.

Neppure di fronte al peggioramento delle condizioni del ragazzo, la madre è stata fatta entrare: “Quando nell’ultima telefonata la dottoressa mi ha detto che la situazione era grave ho chiesto di poter andare, sono vaccinata, avrei potuto fare un tampone, ero disposta anche a stare fuori dal reparto. Ma mi hanno detto che non potevo entrare per il Covid.  Il nostro sbaglio è stato di rispettare le regole, il lavoro dei medici:  ci siamo fidati, ma quando ci hanno chiamato alle 4 del mattino era tardi e mio figlio è morto da solo. Qui si parla di disumanità, ne parlo perché spero che le cose cambino, lo faccio per un’altra mamma” – le parole di mamma RosaliaSoltanto dopo la morte i familiari hanno rivisto Simone: a quel punto, Covid o no, li hanno fatti entrare addirittura in tre. Ma ormai era decisamente troppo tardi: per tutti. Il dottor Alberto Fortini, ha cercato di giustificarsi sostenendo: “Siamo in una situazione di stress e non ci sono regole precise, vanno interpretate nel momento e non sempre vengono interpretate in modo corretto. Ne prenderemo atto: purtroppo dalle esperienze peggiori dobbiamo prendere esempio per fare meglio le volte successive”. Il dramma di Simone e della sua famiglia ci riporta a quelle terribili immagini delle bare portate fuori dalla città di Bergamo dai militari e a centinaia di famiglie che non hanno potuto mai più riabbracciare i loro cari. Alcuni non hanno nemmeno più saputo dove sono stati portati i cadaveri. Una doppia morte.