Consiglia alla gestante di non vaccinarsi per non correre rischi, la ginecologa finisce indagata

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Fonti ed evidenze: Corriere della Sera, Fanpage

Qualche giorno fa è deceduta una giovane donna dopo aver dato alla luce al suo bambino. Ora la Procura ha aperto un’inchiesta sulla ginecologa che la seguiva.

Getty Images/Chris Mc Grath

Nella notte tra il 20 e il 21 gennaio scorso, presso il Policlinico Umberto I di Roma, è deceduta Adriana Tanoni. La donna aveva solo 28 anni ed è morta a causa di complicazioni legate al Covid 19. Otto giorni prima – il 13 gennaio – con un cesareo d’urgenza aveva dato alla luce al suo bambino che, nonostante nato prematuro e sottopeso, ora sta bene. Adriana non era vaccinata: la sua ginecologa le aveva sconsigliato di farsi iniettare il farmaco anti Covid per non correre rischi durante la gravidanza. Ora la Procura della Repubblica di Roma ha aperto un’inchiesta sulla morte  della 28enne. Al vaglio degli investigatori  la posizione della ginecologa la quale avrebbe consigliato ad Adriana di non vaccinarsi la scorsa estate, quando ha scoperto di essere incinta, così anche il suo compagno aveva preso la stessa decisione. Oltre alla professionista la Procura sta svolgendo accertamenti sul comportamento tenuto dagli altri sanitari che l’hanno assistita, in quanto nonostante Adriana fosse in stato interessante, dopo aver appreso della sua positività al virus non l’hanno ricoverata, lasciandola tornare a casa e mettendo dunque a rischio la sua salute e quella del bambino. Ad assistere la famiglia della vittima l’avvocato Sebastiano Russo, che ha depositato la denuncia dei genitori, i quali vogliono vederci chiaro e far luce sull’intera vicenda che riguarda la tragica e prematura scomparsa della figlia.

Secondo quanto esposto nella denuncia la ragazza si sarebbe salvata se, una volta accertato il contagio, fosse stata ricoverata subito.  Alla fine dello scorso dicembre la 28enne è risultata positiva all’infezione, come anche il fidanzato e la loro primogenita. Il 3 gennaio Adriana, visto il sopraggiungere di febbre alta, è andata prima all’ospedale Gemelli e poi al Policlinico Umberto I dove però non l’hanno ricoverata, anzi le hanno detto che i tempi d’attesa erano lunghi. Il giorno successivo ha chiamato un’ambulanza che l’ha trasferita al Noc di Ariccia, ma anche lì le è stato negato il ricovero. Il giorno dopo la donna ha chiamato di nuovo un’ambulanza e il personale sanitario si è limitato a visitarla nel giardino di casa, nonostante avesse la febbre e la tosse. I sanitari non hanno verificato se avesse contratto la polmonite interstiziale da Covid-19. Solo il 7 gennaio la poverina ha ottenuto il ricovero all’Umberto I ma ormai era troppo tardi:  il 13 gennaio ha partorito d’urgenza per spegnersi una settimana dopo.