Silvio al Quirinale? Il Garante della Prostituzione non può diventare Presidente, dice Travaglio

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Fonti ed evidenze: Fatto Quotidiano, Giornale

Il giornalista – e direttore de Il Fatto Quotidiano – Marco Travaglio sempre più duro contro l’ex Premier Silvio Berlusconi in corsa verso il Colle.

Getty Immages/Marco Tacca

La corsa verso il Colle è iniziata. E se alcuni danno Mario Draghi già per vincitore indiscusso, altri sperano di vedere il Cavaliere salire al Quirinale e succedere a Sergio Mattarella. L’ex Premier Silvio Berlusconi con il suo improvviso cambio mood verso il Reddito di Cittadinanza, ha teso una mano – forse pure un braccio – al Movimento Cinque Stelle. La partita è ancora tutta da decidere. Tra i fans dell’ex premier di sicuro non figura il direttore de Il Fatto Quotidiano, il giornalista Marco Travaglio che ha addirittura lanciato una petizione per fermare la corsa del leader di Forza Italia. Il titolo dell’ultimo pezzo scritto di suo pugno  s’intitola “No al garante della prostituzione”.  Quattro pagine per chiedere a tutti i parlamentari di non votare Berlusconi alla presidenza della Repubblica, anzi: di non parlarne proprio e, se possibile, di non pensarci neppure.

Tuttavia la gente ci pensa a vedere al Colle una figura un po’ fuori dagli schemi rispetto a quelli che si sono susseguiti negli ultimi anni, caratterizzati da una certa impeccabilità e da un certo rigore, almeno all’aparenza. E ci pensano pure i parlamentari che siedono alla Camera e al Senato. I parlamentari ci pensano a tal punto che l’eventualità di eleggerlo capo dello Stato non è affatto un mistero. Si ragiona sui numeri. Non certo alla prima chiamata – sottolinea Il Giornale – ma più avanti, quando basterà il 51% dei voti per nominare il nuovo presidente della Repubblica, tutto è possibile.  Nelle  quattro pagine del Fatto, l’allievo di Indro Montanelli, ricorda il passato di Berlusconi: “Ha prostituito ai suoi interessi personali non soltanto le sue escort, alcune minorenni, ma anche e soprattutto i principi costituzionali che aveva giurato di difendere per ben tre volte da Presidente del Consiglio: legalità, giustizia, eguaglianza, dignità delle donne, indipendenza della magistratura…”. Travaglio prosegue spedito elencando, senza sosta, tutte quelle che lui ritiene essere le malefatte impedonabili del Cavaliere tra cui l’essersi intromesso nella libertà di stampa e aver asserito che, per un certo periodo, Mussolini fu un grande statista. Non mancano poi le accuse di corruzione e le leggi “ad personam”. Chissà se la raccolta firme indetta dal giornalista riscuoterà successo e se i parlamentari smetteranno di pensare a Berlusconi al Quirinale? Non ci resta che attendere gennaio per scoprirlo. Nel frattempo qualcuno prevede un nuovo lockdown proprio dopo le votazioni per la presidenza della Repubblica. Ma, almeno in questo caso, il piano non sarebbe attribuibile al Cavaliere. Il responsabile sarebbe, invece, Mario Draghi che una volta abbandonato Palazzo Chigi per sedere al posto di Mattarella, non si opporebbe più ad una nuova chiusura totale del Paese: a quel punto, il fallimento, non sarebbe più il suo.