Natale: non dovresti mangiare il salmone, ecco il motivo

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Tra i piatti natalizi di solito il salmone è immancabile ma che questo sia cotto, affumicato o crudo non importa: non dovremmo consumarlo, ecco perché.

Salmone

Il salmone è uno degli ingredienti più richiesti per il Natale: molto versatile, permette di essere consumato in diversi modi, dalle tipiche tartine con il salmone affumicato e burro, al filetto cotto e invitante da servire come secondo. Ma non tutti sanno cosa si nasconde dietro alla produzione di questo pesce, e spesso ciò che avviene è scioccante. Vediamo insieme qualche ragione per cui, forse, sarebbe meglio farne a meno.

Con l’avvento dei tanti ristoranti di sushi e la grande affluenza a questo tipo di locali la richiesta di salmone è aumentata molto anche in Europa. Ma è in particolare nel periodo delle feste natalizie che il consumo di questo tipo di alimento cresce esponenzialmente: presi dai preparativi e dalle festività, ci dimentichiamo che il salmone non è sostenibile sotto diversi punti di vista, ecco perché.

1.Allevamenti intensivi

Salmone
Foto: Getty Images

I salmoni soffrono silenziosamente, nascosti alla vista dei consumatori, in crudeli allevamenti subacquei in tutta la Scozia. Anche gli investigatori esperti sono rimasti scioccati da quello che hanno trovato” aveva spiegato Sophie Peutrill, responsabile della campagna globale di ‘Compassion in World Farming’ – organizzazione internazionale per il benessere degli animali da allevamento – dopo che l’indagine realizzata in Scozia lo scorso anno aveva portato a galla diverse criticità. “Le immagini rivelano la presenza di salmoni con deformità e malattie, occhi mancanti e grandi pezzi di carne e pelle mangiati dai pidocchi di mare. Questo è totalmente inaccettabile“.

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La sofferenza per gli animali costretti nell’allevamento intensivo è tanta: i salmoni allevati vivono spesso in condizioni drammatiche, nel poco spazio a disposizione sono tutti ammassati e diventano così facili prede delle malattie e dei pidocchi di mare, che sono piccoli e diffusi parassiti che si nutrono di sangue, squame e muco dei salmoni, portando questi ultimi ad una morte precoce (secondo i dati raccolti dall’organizzazione il 28,2% dei piccoli di salmone muore prima di arrivare al peso idoneo per poter essere macellato).
Ai salmoni pescati in mare aperto va poco meglio, almeno hanno potuto vivere una vita fuori dalla gabbia. Ma sicuramente anche la loro sorte è amara: gli esemplari selvaggi dopo essere stati pescati vengono trasportati ancora vivi sulle barche fino a riva dove saranno macellati senza alcun tipo di stordimento o anestesia.

Salmone
Foto: Getty Images

2.Squilibri nell’ecosistema

Gli allevamenti intensivi di salmone generano una grande quantità di materiali di scarto biologici, organici e inorganici e diventano quindi un pericolo per l’ecosistema, soprattutto quando questi sorgono in luoghi non idonei alla crescita della specie, rischiando di creare dei drammatici squilibri nell’ambiente marino. E mentre ci sono nazioni intere che ne vietano l’allevamento come l’Argentina (il primo Paese del mondo a farlo), ci sono invece realtà che espandono gli allevamenti intensivi anche sulla terraferma, come una società con sede a sud-ovest di Miami in Florida che vuole diventare il maggiore produttore per gli Stati Uniti posizionando enormi vasche d’acqua sui terreni nelle quali allevare i salmoni completamente fuori dal loro habitat naturale.

3.Malattie

Se crudo o affumicato poco importa: il salmone può risultare dannoso per la salute. Infatti, diversamente da come si è soliti credere, non è solo il salmone crudo ad essere pericoloso ma, raramente, anche quello affumicato.

Salmone
Foto: Getty Images

A favorire le malattie tra i pesci, farle arrivare fino agli scaffali dei supermercati e poi nei nostri piatti sono proprio le precarie condizioni igieniche degli allevamenti intensivi di salmone, che porterebbero ad una maggiore diffusione di agenti patogeni talvolta dannosi anche per l’uomo. Un interessante studio sul rapporto tra allevamenti intensivi in Finlandia e l’evoluzione della virulenza tra i salmoni è stato pubblicato dalla prestigiosa US National Library of Medicine a questo link.

4.Additivi

La carne del salmone allevato non ha lo stesso colore rosa acceso di quella dei salmoni pescati in mare aperto, questo perché in un allevamento intensivo i pesci non hanno la possibilità – a differenza di quelli che vivono in natura – di alimentarsi con gamberetti e krill che contengono carotenoidi, capaci di rendere la carne dei pesci che li mangiano di quel tipico colore caratteristico.
Per poter ovviare alla mancata assunzione di carotenoidi gli allevatori somministrano invece agli animali la astaxantina, una sostanza chimica capace di rendere la loro pelle rosa e perfetta per l’esposizione negli scaffali dei supermercati.
Stando a quanto riporta da Natural News, addirittura il 95% del salmone dell’Atlantico venduto nei negozi di alimentari proverrebbe da allevamenti intensivi e di questo una larga parte sarebbe colorata artificialmente.

Salmone
Foto: Getty Images

Ma non è finita qui: nel 2013 la Norvegia, uno dei principali Paesi produttori di salmone, ha ottenuto l’ok dalla commissione dell’Unione Europea per aumentare di dieci volte rispetto a quanto permesso prima la dose di endosulfano nei mangimi per i salmoni da allevamento. Va specificato che l’endosulfano è un pesticida pericoloso per la salute umana (come spiega Coldiretti qui) e che per questo in molti Paesi è stato messo al bando.

Prendendo in considerazione tutti questi aspetti, quindi, forse per questo Natale potremmo pensare ad un’alternativa altrettanto gustosa ma decisamente più sostenibile, per il bene dell’ambiente e di tutti.

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