La badante perde la pazienza e Antonio, 68 anni, finisce pugnalato

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Fonti ed evidenze: Repubblica, Stampa

Tragedia a Novara: una collaboratrice domestica ha assassinato il datore di lavoro. A detta della donna l’uomo la molestava.

Getty Immages/Emanuele Cremaschi

A suo dire si è trattato di legittima difesa: “Per lui ero una vera e propria ossessione. ‘Sei mia’, ripeteva in continuazione. Pretendeva rapporti sessuali e di fronte al rifiuto, spesso, diventava minaccioso“- queste le parole di Mide Ndreu, la domestica di 51 anni di origini albanesi, accusata dell’omicidio del suo datore di lavoro, Antonio Amicucci, pensionato, ex consulente bancario, di 68 anni. Secondo la Difesa la colf avrebbe reagito all’ennesimo tentativo di molestia sessuale e da un tentativo di minaccia da parte dell’uomo. Ndreu sarebbe stata minacciata con un coltello, lo stesso che si è poi trasformato nell’arma del delitto. La 51enne, interrogata dai Carabinieri, ha confessato di avere accoltellato Amicucci al culmine di un litigio e poi di essere fuggita, sotto choc, e di essersi rifugiata presso una vicina di casa della vittima, dove i Carabinieri l’hanno fermata.

Il delitto è avvenuto nell’abitazione della vittima, in via Andoardi, nel quartiere Sant’Andrea a Novara. L’allarme è stato lanciato da alcuni vicini, spaventati dalle urla provenienti dall’appartamento. Sul luogo, oltre ai carabinieri, sono accorsi anche i soccorsi del 118 e i Vigili del Fuoco. La collaboratrice domestica, che in quella casa lavorava da circa tre anni, è ora accusata di omicidio volontario aggravato. La donna è sposata e con figli. Ha spiegato di aver accoltellato il suo datore di lavoro per difendersi dall’ennesimo tentativo di Amicucci di molestarla sessualmente. Secondo quanto sostenuto dal legale della Difesa, l’avvocato Annalisa Lipari, mercoledì 23 novembre l’ex bancario sarebbe diventato più insistente del solito e per ottenere prestazioni sessuali dalla domestica, l’avrebbe minacciata con un coltellaccio. L’ipotesi che il 68enne molestasse la sua colf non è affatto improbabile: a carico di Amicucci, infatti, sono emersi una serie di precedenti per reati da “codice rosso”, anche nei confronti dell’ex moglie, da cui era separato da diversi anni. Non solo: nella sua città di origine, Ortona, in Abruzzo, era stato perseguito anche per altri gravi reati contro la persona, dalle lesioni alle minacce. Quella che è venuta fuori dagli accertamenti delle Forze dell’Ordine è l’immagine di un uomo violento e che, anche se debilitato da una salute malferma, sarebbe stato ancora capace di fare male. Ma secondo la Procura sulla domestica peserebbe l’aggravante di aver accoltellato un uomo con problemi di salute al cuore e difficoltà motorie. Gli inquirenti sono ora impegnati a ricostruire la dinamica dei fatti sul corpo della vittima, infatti, sono stati trovati almeno 13 colpi da fendente, segno che la 51 enne – secondo l’Accusa – si sarebbe accanita su un anziano fragile e minuto. Sarà fondamentale l’autopsia sul cadavere del pensionato per fare chiarezza sulla direzione dei colpi e capire se la vittima è stata aggredita frontalmente o presa alla sprovvista.

Una tragedia che forse si sarebbe potuta evitare visti i precedenti della vittima. Esattamente come forse si sarebbe potuta evitare la morte della 34enne peruviana Juana Cecilia Loayza accoltellata in un parco di Reggio Emilia dal suo ex compagno, il 24enne Mirko Genco. Genco era già stato denunciato diverse volte dalla vittima per stalking ma di carcere non ha fatto nemmeno un giorno: patteggiamento e sospensione della pena. Dopo 15 giorni ha ucciso la ex che non voleva tornare con lui.