I fratelli Bianchi dicono di non aver fatto nulla, o quasi “Solo un calcio e siamo andati via”

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Fonti ed evidenze: Adnkronos, Fatto Quotidiano

I fratelli Marco e Gabriele Bianchi – imputati per l’omicidio del 21enne Willy Monteiro – nell’aula del Tribunale hanno tentato di discolparsi e di ripulire la loro immagine.

 

Gli esami autoptici sul cadavere del 21enne Willy Monteiro Duarte – ucciso a Colleferro, Roma, nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2020 – hanno lasciato ben pochi dubbi: il giovane presentava addirittura il cuore spezzato in due parti per i calci ricevuti. L’ultima udienza si è tenuta giovedì 18 novembre nell’aula della Corte di Assise del Tribunale di Frosinone. In aula tutti e quattro gli imputati – nelle celle di sicurezza – e la mamma e la sorella della vittima. Al loro arrivo i fratelli Marco e Gabriele Bianchi si sono abbracciati – quasi in segno di eterna solidarietà e complicità – e poi seduti uno accanto all’altro. Vicino ai due Mario Pincarelli. Scortato dagli agenti della polizia penitenziaria, invece, Francesco Belleggia, unico ai domiciliari.

I due Bianchi hanno tentato, in primis, di ripulire la loro immagine. A dir loro in questi mesi sono stati dipinti come dei mostri cosa che invece non sentono e non pensano di essere. Il più piccolo dei due, Marco, ha iniziato il suo racconto di un ragazzo semplice, lavoratore e senza grilli per la testa: “Ero un semplice ragazzo, lavoravo al bar di mio fratello, ho sempre praticato il mio sport, la disciplina dell’Mma, da quando avevo 9 anni. Una passione di famiglia, visto che il maestro era mio zio, e che volevo fare come lavoro. Una semplice vita la mia, tra casa, amici e palestra…Mi chiamavano ‘Maldito il maledetto’, ma senza un significato preciso, ero un nome come tanti”.

Poi il 25enne prosegue spiegando come sarebbero andate le cose quella tremenda notte in cui Willy fu ucciso. Dalla narrazione di Marco Bianchi emerge quasi l’immagine di un ragazzo spaventato e non di una “bestia feroce”. “Michele e Omar ci aspettavano nella piazza dei locali, a Colleferro, quando più volte hanno chiamato per dirci che c’era una lite sono tornato con mio fratello. Quando siamo arrivati nella piazza della movida ho visto la folla di gente accalcata nei giardinetti. Mi sono impanicato, ero agitato… Ho visto Omar e accanto a lui Willy, che non conoscevo. Da agitato, impanicato, l’ho spinto e gli ho dato un calcio al fianco sinistro. Lui è caduto, ma non ha sbattuto contro la macchina… Ho dato un calcio a Willy, ma l’ho preso sul fianco sinistro, non sul petto”.

Marco Bianchi continua sostenendo di essersi poi allontanato e risalito in auto convinto che Willy stesse bene, che non gli fosse accaduto nulla di grave altrimenti non sarebbe mai ripartito ma lo avrebbe soccorso. Aggiunge un particolare cruciale: in auto il suo amico Omar accusava Belleggia di aver colpito Willy senza motivo. Pertanto si lascia intendere che la colpa non era dei due fratelli Bianchi ma di Belleggia che se l’è cavata con i domiciliari. Ma il giovane Bianchi ne ha anche per Pincarelli che – stando alla sua versione – avrebbe colpito il 21enne Monteiro Duarte con due colpi precisi, uno quando era in piedi l’altro quando era a terra, anche con tre, quattro colpi sul petto. Marco Bianchi puntualizza: “Non sono un mostro come mi hanno descritto, ho sempre detto la verità, a differenza di altri. Se sbaglio pago, non ho paura della galera. Sono uno che ammette sempre le proprie responsabilità…se lo avessi colpito in modo grave non me ne sarei mai andato, lasciandolo lì. Mi rivolgo ai familiari di Willy, se avessi sbagliato lo ammetterei… In un anno e 4 mesi si è parlato solo di noi  Siamo stati fatti passare per mostri, si parlava solo dei fratelli Bianchi. Qualsiasi cosa dicevamo venivamo attaccati. Ma ero sicuro che da esame del Dna e dopo la perizia sarebbe uscita la verità, perché a Willy ho dato solo una spinta e un calcio al fianco”.

La testimonianza di Gabriele Bianchi

Dopo Marco, è stata la volta del fratello maggiore Gabriele Bianchi. Anche lui ha esordito cercando di apparire in modo del tutto diverso da come è stato dipinto: “Aspetto questo momento da un anno e due mesi, non vedo l’ora di rispondere a tutte le domande.Non ho colpito Willy, ma ho spinto e dato un calcio al petto a Samuele Cenciarelli. Me ne vergogno, e chiedo scusa a lui e alla sua famiglia. Ma quando sono arrivato e ho visto che guardava fisso Omar e mio fratello, temendo potesse colpirli, gli ho sferrato un calcio al petto, facendolo finire contro una macchina”. Quindi niente ferocia, nessuna aggressività solo un giovane spaventato per l’incolumità del fratello e dell’amico. Ma Willy Monteiro era solo e, soprattutto, aveva una fisicità decisamente più esile dei fratelli Bianchi e dei loro amici. Difficile credere che Gabriele Bianchi davvero potesse sentirsi in pericolo.

Gabriele prosegue: “Quando ho realizzato che non avrebbe colpito Omar o mio fratello, ho capito che avevo sbagliato e mi sono vergognato di avergli dato il calcio. Siamo stati accusati dalla feccia di Colleferro che, davanti alle telecamere, ha parlato male di noi, dandoci dei mostri senza nemmeno conoscerci, perfino i nostri amici sono stati influenzati dalla situazione mediatica, alcuni manipolati da genitori preoccupati che potessero finire nei guai. In parte posso capirli, so che sono stati minacciati solo per essere nostri amici”. E poi , come il fratello, cerca di scaricare la colpa sull’unico ai domiciliari, Belleggia: “Ho visto Belleggia tirare un calcio sinistro al mento a Willy, quando era ancora in piedi, e poi colpirlo nuovamente quando era ormai a terra. Ha preso la rincorsa e ha dato un altro calcio al collo senza pietà. Marco e io non lo avremmo mai fatto colpire un ragazzo a terra è da infame non si fa. Sono vicino al dolore della famiglia di Willy e alle persone che gli vogliono bene, anche io sono padre e posso immaginare cosa significhi perdere un figlio”.

Il 27enne spiega di non aver subito fornito questa versione dei fatti – qualla che, insomma, discolpa lui e il fratello e attribuisce la responsabilità a Belleggia – perché aspettava che fosse il diretto interessato ad assumersi le proprie responsabilità. “Non ho raccontato da subito la mia versione perché ho voluto dare a Belleggia possibilità di prendersi le sue responsabilità…ho affrontato grazie agli psicologi che mi sono stati vicino, ho dovuto prendere dei farmaci per dormire la notte…Belleggia piagnucolava e mi faceva cenno di stare zitto mentre gli chiedevo se si rendesse conto di quello che aveva fatto, dei calci in faccia dati a quel ragazzo...Se Belleggia non ha il coraggio di dire la verità ora lo faccio io. La notizia della morte di Willy è una notizia bruttissima che ha distrutto le nostre vite come quella della sua famiglia” – ha concluso Gabriele Bianchi

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