Firenze, uccise la fidanzata. La Corte d’Appello lo tratta bene “Era pentito”

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Fonti ed evidenze: Fanpage
Nel 2018, un 30enne di origine messicana uccise in un ostello la sua fidanzata, una 21enne di origine cinese. Nella sentenza, la Corte d’appello di Firenze ha tenuto in considerazione il pentimento dell’uomo.
Uomo si lava la faccia
Gianluca Panella/GettyImages

Nel novembre del 2018, un messicano di 30 anni uccise la fidanzata, una 21enne cinese. Il delitto avvenne nel Plus Florence Hostel & Hotel, presso la stazione di Santa Maria Novella. La coppia si trovava nell’ostello fiorentino per una vacanza. Il piano dei due era quello di trascorrere qualche giorno a Firenze per poi ripartire. A seguito di una lite violenta, il 30enne ha strangolato la ragazza, causandone la morte. Dopo l’evento tragico, l’uomo si è recato presso la hall dell’ostello, confessando quanto accaduto ai dipendenti, in stato di shock. L’uomo ha anche chiesto l’intervento delle forze di polizia. Sul posto sono arrivati il pubblico ministero ed il medico legale.

Il 30enne è dunque stato portato in questura per rispondere alle domande degli agenti, e risulta che alla base del litigio sembra esserci stata la gelosia morbosa del messicano. Il delitto è avvenuto il giorno precedente alla giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Perciò, il sindaco fiorentino Nardella ha chiesto le bandiere a mezz’asta all’esterno di Palazzo Vecchio. Inoltre, Nardella ha anche asserito che il femminicidio è la più vile espressione dell’odierna società degenerata, dicendo che non bisogna abbassare la guardia, in quanto “una donna muore di femminicidio ogni 72 ore.

La Corte d’Appello fiorentina, in risposta al brutale omicidio della donna, ha ridotto la pena per questo caso di femminicidio da 30 a 16 anni. Questo perché “l’uomo è parso seriamente turbato e sconvolto dal gesto compiuto“. Inoltre, la pena è stata ridotta a causa della celerità con la quale l’uomo ha subito ammesso il delitto, denunciando quanto accaduto e non tentando di fuggire. La Corte d’appello di Firenze, inoltre, aggiunge che “bisogna valorizzare il profilo psicologico della condotta dell’imputato al tempo del fatto”, e che la reazione dell’uomo è più significativa di numerosi pentimenti o richieste di grazia che accadono in udienza dopo mesi o anni dal delitto.

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