Fatevi vaccinare con fiducia, dicono i ricercatori. Presto vi vaccineremo contro il Cancro

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Fonti ed evidenze: Fanpage, Huffington Post

Gli scopritori del vaccino anti Covid della BioNTech/Pfizer sono due oncologi. E diversi esperti non escludono che i sieri a mRNA possano essere impiegati anche per sconfiggere le neoplasie.

Getty Immages/Max Cavallari

Due sono i tipi di vaccini approvati dall’Ema – Agenzia Europea del Farmaco – nella lotta al Covid: i vaccini a vettore virale come AstraZeneca e Johnson&Johnson e quelli a mRNA – o RNA messaggero – come Pfizer e Moderna. Questi ultimi sfruttano una tecnologia del tutto nuova e avanzatissima che, secondo alcuni esperti, potrebbe rivelarsi efficace anche nella lotta contro il cancro. Tra i primi ad esprimersi in merito, il professor Pier Giuseppe Pelicci, Direttore della Ricerca e Chairman del Dipartimento di Oncologia Sperimentale dello Ieo. Pelicci è molto ottimista sul futuro dei vaccini a mRNA: “Negli ultimi anni è stata sviluppata una nuova tecnologia, quella dei vaccini ad RNA. E’ stata usata per il vaccino contro Covid. Ed è sotto gli occhi di tutti quanto rapido sia stato il processo…I vaccini a mRna saranno utilizzati tantissimo in futuro. Rappresentano veramente un cambio di marcia rispetto ai vaccini tradizionali“.

Che vaccini come Pfizer e Moderna fossero diversi da quelli tradizionali era stato già chiarito e, infatti, ai soggetti con meno di 60 anni vengono inoculati solo i sieri a mRNA. I vaccini a vettore virale come AstraZeneca, infatti, non sono indicati nei giovani come la studentessa genovese Camilla Canepa, deceduta per un trombo cerebrale per alcuni collegato al farmaco di Oxford. Così come ai pazienti oncologici, alle donne incinte e ai bambini viene somministrato un siero anti Covid a RNA messaggero. Il dottor Pelicci spiega in cosa, esattamente, differiscono i due tipi di farmaci: “In primis sono molto meno tossici. I vaccini tradizionali sono fatti di virus attenuati e comportano un certo rischio di malattia, invece l’Rna messaggero è non infettivo e trasmette una piccola parte del virus, per cui ha zero possibilità di trasmissione della malattia e funzionano meglio“. ma non è tutto: anche la velocità nella produzione gioca un ruolo determinante. Il primo vaccino anti Covid che arrivò in Italia fu proprio il Pfizer, un vaccino a RNA prodotto in circa 10 mesi. Anzi: come spiegarono mesi fa i due ideatori al Corriere della Sera, il vaccino fu “pensato” in due giorni, tutto il restante tempo fu necessario alle sperimentazioni in vista dell’approvazione da parte della FDA e dell’Ema. ” In mesi si riesce a fare il vaccino, anziché in anni. Inoltre sono poco costosi rispetto ai vaccini tradizionali. E questo è straordinariamente importante, sia per le infezioni emergenti, o per i progetti molto complessi, tipo le terapie contro il cancro, dove se ne devono testare decine per trovare quello giusto. Sa quale è la percentuale di fallimento di un farmaco? Intorno al 95%, questo vuol dire che si parte con 100 progetti e ne muoiono 95 per strada”. In pratica rapidità e basso costo sono le chiavi del successo di questi vaccini. E, infatti, i coniugi ideatori del vaccino Pfizer, proprio qualche giorno fa hanno dichiarato  di avere, al momento, 15 vaccini mRNA anticancro in fase di test clinico. Ma i due scienziati puntano anche a sviluppare un siero contro l’Hiv e contro le malattie autoimmuni. La pandemia di Covid, per questo tipo di vaccini, ha rappresentato una sorta di banco di prova che potrebbe portare, in futuro, a sconfiggere altri tipi di patologie

 

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