“Senza il vaccino si muore. Basta tamponi in farmacia ai no vax”

0
259
Fonti ed evidenze: Ministero della Salute, Giorno, Huffington Post

Niente più tamponi in farmacia per chi non si vaccina. L’ennesimo tentativo di spronare i timorosi e i no vax.

Getty Immages/Marco Di Lauro

Il Ministero della Salute informa che nelle ultime ventiquattro ore i casi totali di Covid sono saliti di 7891 unità. Da ieri 60 morti e 5319 guariti. I casi attualmente positivi salgono ancora: 102.859, +2654 rispetto a ieri. Crescono anche i ricoveri: 3447, +11 mentre in terapia intensiva 423 assistiti, +2 da ieri.

“Niente tamponi per chi non si vaccina”

Il professor Roberto Burioni, qualche settimana fa, disse che chi si fa il tampone per evitare il vaccino e ottenere il Green Pass – obbligatorio anche per poter lavorare, seguire le lezioni all’Università o accompagnare i bambini a scuola – va evitato come chi non si lava e puzza. E, così, qualcuno ha deciso di non fare più tamponi ai no vax. Certo non per quello che ha asserito il virologo milanese ma perché figlia di un deceduto con il Covid, la farmacista bergamasca Cristina Longhini, ha spiegato: “Ho deciso di non fare più i tamponi ai no vax, e da figlia di vittima mi sentivo dire da loro: ‘Chissà che ci mettono nei vaccini, tra microchip e 5G’. Quanti insulti mi sono presa perché a volte non avevamo posto per fare i tamponi, e i no vax che chiamavano, mi dicevano: “Bastardi, io come faccio ad andare a lavoro? Morite”.

Un anno fa la farmacista 39enne ha fatto denuncia contro ignoti per il decesso del padre, Claudio Longhini, morto a 65 anni il 19 marzo 2020 all’ospedale di Bergamo. Secondo Cristina il padre si sarebbe salvato se all’epoca ci fosse stato il vaccino. Supposizione che, di fatto, non può essere confermata né smentita: il vaccino anti Covid non impedisce di contrarre il virus anche se riduce di molto la possibilità di contrarlo in forma grave e, dunque, di morire o finire in terapia intensiva. Ma non sono mancati i casi di persone che si sono infettate e sono morte con il Covid anche dopo aver ricevuto due dosi. L’iniziativa della dottoressa è volta a spronare tutti a farsi inoculare il siero anti Covid: “Devono capire che senza vaccino si muore. In farmacia apriamo alle 6.30 del mattino. Le mie colleghe sono sfruttate fino a mezzanotte per fare ogni giorno centinaia di tamponi ai no vax, e la maggior parte di noi, quando li fa, riscontra casi positivi. E non abbiamo nemmeno l’indennità di rischio…viviamo con la costante paura di portare il virus a casa”.

La storia del padre di Cristina

Il padre della farmacista si ammalò di Covid nel marzo 2020: febbre, diarrea, nausea. Il medico di base – con le poche informazioni che c’erano all’epoca – scambiò il Covid per un banale virus gastrointestinale e si limitò a prescrivere tachipirina e un antibiotico. Dopo una settimana l’uomo si aggravò, ma secondo il medico bisognava andare avanti con la terapia. Quando finalmente un altro medico andò a visitarlo Claudio aveva 65 di ossigenazione: in quel periodo intubavano con un valore pari a 80 ma in terapia intensiva a Bergamo non c’erano posti disponibili per lui. Il 19 marzo Claudio Longhini morì. Cristina, ancora sconvolta, ricorda: “Ho visto com’era ridotto il suo corpo. Aveva sangue che gli usciva dagli occhi, dal naso, dalla bocca, sangue probabilmente derivante dalle embolie polmonari. Ho stentato a riconoscerlo quando l’ho visto. Questo dovrebbe far capire a tutti i no vax come il virus distrugga completamente l’organismo”. Il problema, però, è che rifiutarsi di eseguire tamponi può comportare una maggiore diffusione del virus.

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui