Roma, lavora per Amazon ma il fattorino malato di cancro è lasciato a casa senza stipendio

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Fonti ed evidenze: Fanpage, Resto del Carlino

Ci sono lavoratori che perdono il posto a causa delle chiusure legate alla pandemia. E poi c’è chi viene licenziato in tronco dopo aver affrontato un cancro. Sembra incredibile, invece è vero.

Getty Immages/Stefano Guidi

Non è un periodo facile per i lavoratori, specialmente per coloro assunti con contratti atipici e dunque, meno tutelati. Dopo le chiusure legate alla pandemia di Covid, molti giovani si sono ritrovati, dall’oggi al domani, senza un lavoro. Purtroppo c’è stato anche chi ha preferito farla finita come il 35enne romano Alessio Zangrilli, il cui cadavere è stato rinvenuto ieri nel Tevere. C’è poi chi viene asciato a piedi da un colosso della statura di Amazon in quanto ritenuto non sufficientemente produttivo dopo aver affrontato due cicli di chemioterapia. E’ quanto accaduto a Roma a Gino, un lavoratore messo in aspettativa non retribuita dopo aver avuto un cancro e affrontato due cicli chemio perché ritenuto non più idoneo alla sua mansione. A denunciare la situazione il sindacato Usb che accusa Amazon e Unicotras Srl, azienda fornitrice di servizi per conto dell’e-commerce. Solo poche settimane fa Amazon ha annunciato di garantire le vaccinazioni anti Covid all’interno delle strutture aziendali proprio per tutelare al massimo la salute e il benessere dei propri lavoratori. Ma nel caso di Gino tanta attenzione non è stata riservata.

L’uomo aveva cominciato a stare male nell’ ottobre 2020: ricoverato d’urgenza prima a Velletri e poi al Policlinico Gemelli a Roma fino alla tremenda notizia della neoplasia. Dopo aver sconfitto il tumore in seguito a svariati ricoveri, cure e due cicli chemioterapici, il 13 settembre è tornato al lavoro. Ma poco dopo gli è stata recapitata da Unicotras Srl la comunicazione di licenziamento a causa del superamento del periodo di comporto, in palese violazione della normativa vigente e del contratto stipulato tra azienda e lavoratore  che non prevede il cumulo dei giorni di malattia in caso di ricoveri dovuti a patologie oncologiche. Il licenziamento di Gino è stato, quindi, impugnato dal sindacato e il lavoratore è stato reintegrato in azienda ma non ha mai ripreso le sue vecchie mansioni perché è stato subito messo in aspettativa non retribuita. Infatti, dopo il reintegro, il medico aziendale lo ha valutato come non idoneo a riprendere il suo lavoro di driver nonostante l’uomo a settembre avesse ripreso regolarmente a svolgere il suo mestiere senza alcun problema.

Il sindacato sospetta che l’azienda partner di Amazon stia facendo tutto questo semplicemente per poter assumere altri lavoratori alle prime armi, da poter sfruttare mediante contratti a termine per un paio d’anni e sostituirli poi con altri ancora. “Nei canoni di Amazon e delle aziende partner la produzione non si può fermare e i lavoratori fragili vanno trattati come la merce difettosa, come i pacchetti usciti male e mandati al macero” – ha attaccato Usb.  Nicola Violante, amministratore delegato di Unicotras ha spiegato: “Al momento all’autista è stata riconosciuta dal medico competente una condizione di invalidità che gli impedisce di adempiere alle mansioni che potremmo fornirgli in azienda. Nell’augurio e nella speranza che si possa ristabilire quanto prima, ci siamo impegnati formalmente a riassumerlo non appena sussisteranno le condizioni per farlo“. Intanto Gino resta senza lavoro e senza stipendio.

 

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