140 medici di famiglia morti durante la pandemia: tante chiacchere, nessun aiuto per i familiari degli “eroi”

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Fonti ed evidenze: Tpi, Fanpage

Nessuna indennità per le famiglie dei medici di famiglia morti con il virus mentre dedicavano la loro vita ai pazienti.

Getty Immages/Thomas Lohnes

Ci sono eroi che, per mesi hanno combattuto – e continuano a combattere – nelle corsie degli ospedali, nelle terapie intensive, ogni giorno accanto a malati di Covid. Ci sono poi gli eroi più silenziosi, quelli che non supportano i pazienti ospedalieri ma si prendono cura di loro entro le mura domestiche: sono i medici di famiglia. Solo in Italia, dall’inizio della pandemia ad oggi, sono circa 140 i medici di famiglia morti con il Covid. Spesso contratto proprio per prendersi cura dei loro pazienti infetti. Ma, per lo Stato, i medici di famiglia sono, in un certo senso, “medici di serie B“. Infatti,a differenza dei medici ospedalieri, queste categorie di sanitari, sin dall’inizio in prima linea nella lotta alla pandemia ed esposti ai rischi senza le più basilari protezione nella prima fase, ad oggi non hanno tutele. E, per mesi – tanto i medici di base quanto quelli degli ospedali – hanno lavorato con mascherine inadatte quando non addirittura pericolose, fatte arrivare dalla Cina dall’ex commissario per l’emergenza Covid, Domenico Arcuri.  A spiegarlo è stato   Gennaro Avano, fondatore dell’associazione A mani nude. Lui e la sorella, nel dicembre 2020 hanno perso il padre a causa del virus: un medico di famiglia di 66 anni di  che prestava servizio nella zona  del quartiere Barra di Napoli.

Avano ha precisato: “L’Inail non ci copre perché i medici di famiglia sono parasubordinati e le assicurazioni private fanno forza su contratti sottoscritti in precedenza che non comprendono il Covid tra le cause di morte per infortuni, che non è quindi indennizzabile. Inoltre  neanche il Disegno di legge n. 2350, presentato in Senato  ci tutela”. Nell’arile del 2020 l’allora capo della Protezione Civile Angelo Borrelli annunciava l’istituzione di un fondo a favore delle famiglie di tutti i sanitari deceduti durante la pandemia di Coronavirus. Ma in quel “tutti” non venivano conteggiati anche i medici non ospedalieri. L’associazione A mani nude nasce proprio affinché lo Stato riconosca il valore dell’operato  e l’importanza dell’operato dei medici di famiglia nelle cure domiciliari. Più e più volte nomi illustri – tra cui il professor Massimo Galli – hanno ricordato quanto sia importante il rafforzamento della medicina territoriale per non intasare i pronto soccorso.

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