“Se due donne si separano il bambino sarà della sola madre biologica. Anche questo deve cambiare”

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Fonti ed evidenze: Repubblica, Fatto Quotidiano

L’affossamento da parte del Senato del ddl Zan ha riportato a galla tutta una serie di problematiche che le coppie omosessuali devono affrontare ogni giorno.

Con 154 voti favorevoli – su 288 presenti – il Senato, qualche giorno fa, ha accolto la “tagliola” per il ddl Zan. In pratica si ferma l’esame del testo proposto dal Dem Alessandro Zan. La legge contro l’omotransfobia viene affossata. Questo ha fatto non solo discutere ma ha riportato a galla tutta una serie di problematiche che molte coppie omosessuali si trovano ad affrontare nella vita di ogni giorno. In primis il mancato riconoscimento del loro diritto alla genitorialità. A parlarne sono state Alessia Crocini e Chiara Pizzolo. Le due donne, dopo una storia lunga 7 anni da cui è nato Levon, quattro anni fa, di comune accordo, hanno deciso di separarsi come accade anche a molte coppie eterosessuali.

Ma i problemi che due ex dello stesso sesso devono affrontare dopo la separazione sono molti di più. Infatti, per la legge, Levon è figlio unicamente di Chiara, cioè la donna che lo ha partorito. Alessia, pur avendolo cresciuto, non è riconosciuta in quanto genitore del bambino. In Italia le coppie omogenitoriali scontano una serie di vuoti normativi che ledono i loro diritti. Legalmente, infatti, i bambini hanno un solo genitore perché le coppie dello stesso sesso non possono riconoscere i figli alla nascita. Le due ex spiegano che Alessia ogni volta che deve muoversi con Levon ha bisogno del consenso scritto di Chiara. Anche volendo, non potrebbe adottare il bambino, senza il permesso della mamma biologica. “Noi per fortuna siamo rimaste in buoni rapporti ma pensate alle coppie che non si lasciano bene. Uno dei due genitori rischia di non vedere più suo figlio” – ha spiegato Alessia E, d’altro canto, Alessia se avesse voluto avrebbe potuto prendere la porta e uscire per sempre dalla vita di Levon – con un enorme trauma per il piccolo – senza avere alcun vincolo, alcun obbligo nei confronti del bambino. “Alessia poteva sparire, lasciarmi con il bambino e io non potevo appellarmi a nulla” – ha spiegato Chiara. In pratica Alessia, non essendo il genitore biologico, come mamma non esiste. Chiara ha anche dovuto scrivere una specie di testamento nel quale chiede espressamente che, in caso di sua morte prematura, Levon venga affidato ad Alessia.

Per l’unione civile non è prevista la fase di separazione, come in caso di divorzio nel matrimonio, bensì lo scioglimento” –  ha precisato l’avvocato Vincenzo Miri, presidente di Rete Lenford che tutela le persone lgbt. Secondo le richieste di tutela che arrivano a Rete Lenford, il 15% delle unioni civili si scioglie. I figli nati nell’unione non sono automaticamente della coppia: soltanto uno dei due, il genitore biologico, è quello legale. Alessia Crocini, che oltre ad essere toccata in prima persona dal problema è anche presidente dell’associazione Famiglie Arcobaleno chiede che, fin dalla nascita, entrambi i genitori omosessuali -biologico ma anche quello non biologico – possano riconoscere il bambino. E, inoltre, chiede la retroattività della norma, ovvero che possa essere applicata anche ai figli già nati all’interno di coppie omosessuali.

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