Una vicina ha deciso di farla finita. Alessia, 30 anni, poliziotta, è corsa da lei

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Fonti ed evidenze: Fanpage

Una donna scavalca la balaustra del suo balcone all’ottavo piano per compiere un gesto disperato. Passava da lì Alessia, poliziotta di Reggio Emilia. 

Balcone
Marco Di Lauro/Getty Images

Era già successo. La vicenda del 4 ottobre che vedeva come protagoniste una giovane carabiniera, Martina Pigliapoco, e una madre disperata che voleva gettarsi da un ponte tibetano in provincia di Belluno, ha fatto parlare molto e la notizia ha fatto il giro dei notiziari. La giovane agente è riuscita a salvare la donna e questo gesto eroico e importante, ha commosso tutti. Ora, a dieci giorni da quell’episodio, salta fuori un’altra storia simile, altrettanto drammatica, altrettanto eroica e con un finale, fortunatamente, altrettanto felice. 

Si tratta della storia vissuta da altre due donne: Alessia Cioffi, una poliziotta di Reggio Emilia e una sua vicina di casa, che come quella madre di Belluno, voleva compiere un gesto disperato. La vicenda, in realtà, è avvenuta prima, per la precisione lo scorso lunedì 27 settembre nel tardo pomeriggio. Alessia non era in servizio, stava infatti facendo una passeggiata con il suo cane in via De Nicola a Reggio Emilia, quando ha visto una folla accalcata sotto al suo palazzo. Una donna di 50 anni, una sua vicina, si teneva con un solo braccio, al di là del parapetto del balcone dell’ottavo piano. Voleva buttarsi giù.

Immediatamente la poliziotta è entrata nel condominio e ha tentato di entrare dell’appartamento della donna, chiuso però dall’interno. Ha chiamato i vigili del fuoco per sfondare la porta d’ingresso e poi ha allertato i suoi colleghi poliziotti e il 118. Non riuscendo ad entrare in casa della donna, Alessia si reca quindi al piano di sotto, andando sul balcone proprio sotto il corpo della donna aggrappato alla balaustra, per cercare di instaurare un dialogo con lei. Alessia Cioffi è riuscita a salvare la sua vicina di casa e ora si è raccontata in un’intervista a Fanpage.

Ha cominciato parlando dell’umore della donna: “le persone in strada urlavano e lei si agitava sempre di più. Era molto nervosa, tremava, si muoveva di continuo. Aveva tutte e due le gambe fuori dalla balaustra, si tratteneva solo con braccio sinistro. Si è tenuta con un solo braccio per circa mezz’ora. Il braccio destro e la gamba destra erano totalmente fuori. La gamba sinistra era piegata col piede verso l’esterno e il braccio sinistro dentro, che la sosteneva. 

Il giornalista le ha chiesto quale sia stato il suo primo approccio, per cercare di creare una conversazione con la donna e rassicurarla: “le ho chiesto subito il nome. Ho cercato immediatamente un contatto emotivo e poi le ho detto di essere una poliziotta e di potersi fidare di me. “Parla con me, io sono qui per ascoltarti”. E le ho ripetuto di non fare nulla di azzardato” racconta Alessia, poi continua: “la signora ha pianto, ha pianto tanto. Un pianto continuo. Mi ha detto il suo nome e ha chiesto il mio. Poi ha instaurato anche lei un rapporto confidenziale. Credo che in quel momento avesse tanto bisogno di parlare, di qualcuno con cui sfogarsi, tutto sempre appesa dalla balaustra. Non si è mai staccata da lì.

Sei a conoscenza del motivo di quel gesto tanto disperato, le chiedono, e Alessia risponde: “era molto triste. Ha parlato di una vita difficile, le sono mancati gli affetti delle persone che amava. Ha avuto vari problemi che l’hanno portata a un punto di non ritorno. Era molto stanca, ma non saprei dire se anche depressa. Mi ha ripetuto di non avere avuto amore nella sua vita.”

La poliziotta e la donna hanno parlato per circa 20 minuti, l’agente le ha detto che “nella vita ci sono miliardi di cose belle, bisogna andare avanti. Non ne vale la pena per nessuno togliersi la vita. Le ho ripetuto sempre questo. Le ho detto che la sua vita è la cosa più importante, nessuno vale quanto la sua vita. Chi soffre è chi resta e sente la mancanza di chi se ne va.” Poi l’arrivo dell’ambulanza, lo spavento della donna, che ha cominciato ad urlare “se c’è l’ambulanza io mi butto.” Prontamente Alessia Cioffi ha risposto “che se avesse voluto, avrei mandato via l’ambulanza, con la promessa da parte sua che sarebbe rientrata in casa. Sono riuscita con questa proposta a trovare il motivo grazie al quale farla scendere dal balcone. I colleghi dei soccorsi hanno capito il problema e si sono solo spostati dietro l’angolo. Erano pronti a intervenire, ma la signora non poteva vederli”.

Così si è calmata, “ha apprezzato il fatto che io abbia mantenuto la parola data e si è calmata. È scesa dalla balaustra ed è andata verso la porta.” E come è accaduto tra la carabiniera Martina Pigliapoco e la donna che ha salvato, anche la poliziotta Alessia Cioffi e la sua vicina di casa, si sono abbracciate. Alessia ha concluso raccontando la sensazione che ha provato durante tutto l’episodio: “è stato come aver avuto un peso sul cuore, scomparso all’improvviso. Per tutto il tempo passato sul balcone a parlare con lei, è stato come se mi mancasse il respiro. Avevo il cuore in gola, perché vedevo una donna davanti ai mie occhi, a un passo dalla morte. Quando ci siamo abbracciate anche per me è stato un momento di liberazione. Ero felicissima perché per me è stato come abbracciare una madre. La mia ha la sua stessa età.”

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