“Costretta e mendicare 5 euro” Simona si toglie la vita un anno dopo la sorella Maura, campionessa di fondo

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Fonti ed evidenze: La Repubblica

Si è tolta la vita impiccandosi Simona Viceconte 45enne della Val di Susa, esattamente un anno dopo il suicidio della sorella Maura. Ora si indaga sul marito per istigazione al suicidio.

Simona Viceconte
Simona Viceconte/Facebook

Una duplice tragedia quella successa nella famiglia Viceconte: prima Maura, atleta di fondo apprezzata e riconosciuta a livello mondiale tanto da essere apostrofata come la più forte in Italia, si toglie la vita senza lasciare alcuna spiegazione, poi Simona sua sorella “la segue” un anno dopo. Le due donne avevano anche recentemente perso il padre per un cancro, ma questo non sembra bastare agli inquirenti per chiudere il caso; le due morti non sembrano collegate, Simona sembrava infatti soffrire di una depressione da un po’ di tempo, come raccontano le amiche e il marito. Nessuno però avrebbe mai pensato che sarebbe stata capace di tanto. La donna viveva da alcuni anni a Teramo a Colleatterrato Basso con il marito Luca Amprino e le loro due figlie di 8 e 17 anni, si era trasferita per seguire il coniuge nel suo lavoro in banca e a quanto raccontato dal marito e dalla famiglia della vittima tra i due ormai il rapporto si era deteriorato tanto da arrivare al capolinea. Inizialmente era stata lei a chiedere il divorzio, poi ci aveva ripensato e aveva ritirato l’istanza; ma le cose non andavano e non ci volle molto perché il marito facesse la stessa mossa chiedendo il divorzio a sua volta.

Da quel momento in poi, racconta l’uomo, la donna ha tentato di recuperare il rapporto e tempestando di chiamate il marito cercando una riconciliazione, ma per lui è troppo tardi. A quel punto la donna ha cominciato a non curarsi più e a non uscire, piangeva e a malapena si faceva vedere dai vicini di casa. Inizia per lei un periodo di depressione che sfocia nel gesto estremo. L’ultima a parlare con Simona è Francesca una sua amica e vicina di casa “era cambiata, ormai facevano vita da separati in casa ma lei non usciva quasi più. Prima era molto curata, ora più trasandata e quasi sempre in tuta. Martedì sera siamo scese insieme a portare l’umido, ma lei non è risalita: vai, mi ha detto. Aveva un’espressione triste, quella sera. Ma non ho avuto la forza di spezzare il muro”. Le amiche della donna accusano il marito di averla ridotta in quello stato a causa di ripetute violenze psicologiche: raccontano che il marito l’aveva privata della libertà economica – “era costretta a mendicare 5 euro per le figlie” dicono le amiche – e non solo, e questo l’avrebbe portata al suicidio. Il marito rigetta tutte le accuse e afferma di non avere niente a che fare con la morte della moglie, e aggiunge che la donna aveva già provato a togliersi la vita in passato. L’esito dell’autopsia ha confermato la morte per asfissia, ora agli inquirenti il duro compito di comprendere le ragioni di tale gesto, a partire da un biglietto di addio lasciato dalla donna, per ora secretato.

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