Sabrina Misseri e Cosima Serrano, per loro potrebbe essere arrivato il momento dei permessi premio

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Fonti ed evidenze: Fanpage, Corriere della Sera

Dopo dieci anni di detenzione, l’avvocato di Sabrina Misseri e Cosima Serrano pensa ancora che si possa dare una svolta al loro destino.

Sarah Scazzi e Sabrina Misseri (Rolling Stone)

Sono passati undici anni ormai dalla terribile tragedia che vide coinvolta la quindicenne Sarah Scazzi, assassinata il 26 agosto 2010 dalla cugina Sabrina Misseri e dalla zia Cosima Serrano. L’omicidio ebbe un notevole rilievo in Italia, soprattutto per l’impatto mediatico sconvolgente. Fu la madre si Sarah a denunciarne la scomparsa: era uscita di casa alle 14.30 per raggiungere l’abitazione della cugina e da allora nessuno ebbe più sue notizie. La famiglia coinvolse così il noto programma Chi l’ha visto? – condotto da Federica Sciarelli -per ricevere un aiuto concreto nelle ricerche della ragazza e fu proprio nella diretta della trasmissione Rai che Concetta Serrano Spagnolo, la madre della vittima, venne a conoscenza del ritrovamento del cadavere della figlia.

Il luogo era stato indicato da Michele Misseri, zio di Sarah e primo sospettato per l’omicidio della nipote. Fu l’avvocato Franco Coppi ad occuparsi della sua difesa ed, in seguito, anche di quella di Sabrina Misseri e Cosima Serrani. L’assassinio di Sarah Scazzi fu un omicidio premeditato, il cui movente fu la gelosia ossessiva che Sabrina nutriva nei confronti della cugina: le due si erano invaghite dello stesso ragazzo, Ivano Russo, ed avevano litigato per lui il 25 agosto, la sera prima della morte di Sarah.

Dopo mesi di lunghe ed interminabili indagini, il processo si concluse con la condanna ad otto anni per Michele Misseri, accusato di concorso in soppressione di cadavere, mentre il 20 aprile 2013 Sabrina Misseri e Cosima Serrano vennero condannate all’ergastolo dalla Corte d’assise di Taranto per omicidio premeditato.

Sabrina e Cosima aspirano ai permessi premio

Il 20 febbraio 2017, la Cassazione le riconobbe definitamente colpevoli dell’omicidio premeditato di Sarah Scazzi. Le due sono detenute in carcere ormai da dieci anni, ma il loro legale, Franco Coppi, si dice ottimista, soprattutto per la condotta che le sue clienti stanno adottando in prigione.

Sabrina Misseri e Cosima Serrano (Bari - la Repubblica)
Sabrina Misseri e Cosima Serrano

Secondo l’avvocato, Sabrina e Cosima potrebbero beneficiare dei permessi premio: “Sono due detenute modello, hanno già scontato dieci anni e presto faremo un’istanza al tribunale di sorveglianza perché possano godere di qualche premio” – ha dichiarato Coppi al settimanale Oggi. Secondo l’ordinamento italiano infatti, se il criminale si mostra ‘non socialmente pericoloso’, può avere la possibilità di uscire dal carcere 15 giorni per un massimo di tre volte l’anno.

E’ proprio questo il caso di Sabrina e Cosima, le due si stanno impegnando notevolmente per mostrare la loro buona volontà: la Misseri lavora nel centro estetico del carcere di Taranto, mentre la madre si dedica alla sartoria e alla realizzazione di mascherine anti-Covid. Franco Coppi, inoltre, si dice ottimista anche per gli ultimi risvolti delle indagini: recentemente è avvenuta l’assoluzione per falsa testimonianza di quattro imputati in un processo connesso all’omicidio e, per questo, i legali delle criminali hanno presentato un ricorso alla Corte di Giustizia Europea. “Tutti gli ingranaggi della cronologia presentata dagli inquirenti rischiano di bloccarsi […] speriamo di poterne dibattere quanto prima, già nei primi mesi del 2022. Della discussione giuridica si occuperà il collega Franco Coppi e sono sicuro ne usciremo bene” – ha dichiarato recentemente Nicola Marseglia, secondo avvocato di Sabrina Misseri. In attesa del dibattito e della possibile riduzione della pena, Sabrina e Cosima aspirano ai permessi premio che potrebbero farle uscire dalle quattro mura della loro cella, anche se solo per un breve lasso di tempo.

 

Cosima Serrano e Sabrina Misseri in carcere (Quotidiano Di Puglia)
Cosima Serrano e Sabrina Misseri in carcere

 

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