Nel cellulare le foto del macchinario difettoso, svolta sulla morte di Laila

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Fonti ed evidenze: il Messaggero, la Repubblica

Ritrovate nel cellulare di Laila le foto della fusellatrice che l’ha schiaccita e uccisa, la donna aveva più volte segnalato il guasto

Laila El Harim
Laila El Harim (facebook)

Svolta nel caso di Laila El Harim la 40enne di Modena morta tragicamente nella fabbrica di imballaggi dove lavorava, la Bombonette di Camposanto in provincia di Modena, schiacciata dalla fusellatrice. Inizialmente le indagini si erano concentrate sulle dinamiche dell’incidente, ora dal cellulare di Laila saltano fuori le foto dello stesso macchinario che l’ha uccisa. Le foto della fusellatrice erano state scattate per evidenziare il guasto della macchina ed erano state anche mandate ai tecnici per le riparazioni. Riparazioni che evidentemente non sono mai state fatte, e a farne le spese come purtroppo accade sempre più spesso, chi con le macchine lavora a stretto contatto tutti i giorni, gli operai. Laila parlava spesso al marito dei problemi del suo reparto e aveva contattato i tecnici e gli elettricisti più di una vola, in realtà ogni volta che la fusellatrice si bloccava “la fusellatrice non andava e spesso dovevano intervenire gli elettricisti” ha detto il marito Manuele Altiero.

Il malfunzionamento riguardava il blocco di sicurezza che avrebbe dovuto essere funzionante e pronto a scattare, al suo posto c’era un doppio blocco azionabile solo manualmente dagli operai. Ora la Procura di Modena sta indagando e saranno i magistrati a decretare se c’è una possibile correlazione tra la morte e lo specifico malfunzionamento della macchina. Altre prove potrebbero però emergere dal diario di Laila, ache se il compagno afferma che su questo diario personale oltre ai fatti strettamente privati e personali ci sono pochi altri commenti generali sulle sue giornate lavorative. Attualmente il legale di Laila e Manuele, l’avvocata Monica Rustichelli, sta pensando di assumere dei periti tecnici esterni alla procura per fare altre verifiche e indagini sul macchinario. Sull’accaduto si sono espressi sia Mattarella sia il Ministro del lavoro Andrea Orlando e si sono detti entrambi preoccupati per la questione sicurezza. Il Ministro ha dichiarato durante il question time che “se una macchina durante il controllo risulta idonea, ma poi viene disattivato il suo dispositivo di sicurezza, tutti gli sforzi sono vani”. Per ora sotto accusa il responsabile dell’azienda che la Procura di Modena ha incriminato di omicidio colposo.

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