Non dovevate far sapere che Libero si drogava, dicono amici e conoscenti del suo mondo

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Fonti ed evidenze: Dagospia, ilfattoquotidiano

Morte Libero De Rienzo: molti suoi amici hanno accusato i giornalisti di aver infangato il suo nome. Dagospia “già, che vergogna dire la verità quando è un nostro compagno che muore di eroina!”

 

Si accendono gli animi sul sito di Dagospia. A quanto pare Chiara Gamberale ed Emanuele Trevi, scrittori e amici dell’attore Libero De Rienzo, morto all’età di 44 anni per presunto infarto lo scorso 15 luglio, hanno accusato i giornalisti di aver infangato il nome dell’uomo, dopo che un ritrovamento di eroina in casa sua ha fatto ripartire le indagini. In particolare accusano il sito Degospia.com di essere addirittura “fascista“. Secondo loro infatti, il sito sarebbe colpevole di nascondersi dietro l’anonimato degli articoli, compiendo così “una pratica tipicamente fascista”.

Trevi e Gamberale non sono stati gli unici ad aver puntato il dito contro le testate giornalistiche che hanno parlato della morte di De Rienzo. Anche Luca Bottura e Boris Sollazzo hanno polemizzano su come i giornali hanno raccontato la morte dell’attore: “ma quindi l’idea che di come è morto Libero De Rienzo non ci interessi nulla e che dovreste lasciarlo in pace non vi sfiora?” dice Bottura. O ancora l’attore Herbert Ballerinama com’è possibile che il primo idiota che passa possa scrivere tutto ciò vuole? Ma giornalisti di cosa?“, o la giornalista Francesca Barra: “con Libero De Rienzo si sta oltrepassando un limite che mortifica la famiglia. Viene da chiedersi a cosa servono i dettagli morbosi.

I giornalisti rispondo alle accuse. Le parole di Marco Mensurati di Repubblica

Oltre al sito Dagospia, a finire nel mirino di chi difende a spada tratta la privacy di De Rienzo, è il quotidiano Repubblica. Dopo alcuni giorni di commenti e accuse, il giornale decide di replicare e lo fa attraverso il giornalista Marco Mensurati: “ci sono un paio di domande che in queste ore da più parti ci vengono poste con una certa insistenza e con diversi gradi di civiltà.” inizia. “Era proprio necessario raccontare tutti i dettagli della morte dell’attore Libero De Rienzo? E ancora, e forse soprattutto, non si poteva omettere il dettaglio del ritrovamento dell’eroina?” Poi il giornalista risponde: “la risposta, ovviamente, è sì, era proprio necessario. E no, non si poteva omettere un particolare così rilevante. Se la notizia è una bustina di eroina trovata nella casa dell’attore, non pubblicarla sarebbe un errore. Grave. E pericoloso. Perché salterebbero i meccanismi di controllo e di imparzialità che sono alla base del rapporto con i lettori.

Mensurati spiega che tutti comprendono il dolore per la perdita di un amico, un famigliare, un figlio, un marito e un padre. Cerca tuttavia di far comprendere anche quale sia il ruolo e soprattutto il lavoro di un giornalista: “muore un attore bravissimo e amato come De Rienzo, un padre di famiglia, un insolito e laterale intellettuale della malconcia scena italiana, e il suo pubblico, i suoi amici, i suoi affini, non vorrebbero altro che stringersi nel dolore in una composta e silenziosa celebrazione. Tuttavia il compito di un giornale e di un giornalista non è celebrare ma raccontare i fatti.”

Da chi arrivano le critiche?

Il giornalista di Repubblica Mensurati continua: “colpisce in particolare che molte delle critiche arrivate ai giornali provengano da intellettuali del cinema o professionisti della comunicazione, persone che avevano una frequentazione personale con De Rienzo e con la sua famiglia. L’impressione è che gli amici stessero implicitamente, e in maniera umanamente comprensibile, invocando una sorta di trattamento di favore per un congiunto. Nulla di più.

Il caso Maddalena Urbani

Marco Mensurati ricorda anche il caso di Maddalena Urbani. La figlia di Carlo Urbani, il medico che isolò la Sars, è morta lo scorso 27 marzo, il suo corpo è stato ritrovato in un’abitazione per un probabile arresto cardiaco dovuto a eroina e psicofarmaci. “Parlammo del ritrovamento del corpo, di tutta la vicenda dell’eroina, scrivemmo pure dell’autopsia e delle indagini partite dal suo cellulare” dice Mensurati e continua: “nessuno del circolo intellettuale che  ringhia contro i giornali ci trovò niente di strano. Quelle erano notizie, andavano bene e noi stavamo facendo il nostro lavoro. Ma soprattutto loro non erano amici di Maddalena.”

Cosa replica il sito Dagospia

Dagospia replica dicendo di comprendere il dolore della famiglia ma giustificando gli articoli pubblicati, dal momento che il lavoro del sito è stato quello di riportare i fatti oggettivi e parlare del dubbio sulla morte da infarto di De Rienzo solo perché lo sospettavano gli inquirenti, non certo i giornalisti: “è stata una notizia ripresa da tutti i media con il sospetto degli inquirenti (non nostro) che era stato stroncato da una dose di eroina. Così scrivendo avremmo, secondo i nipotini in fasce del Minculpop, “profondamente turbato una famiglia di persone oneste”. E fin qui ce ne spiace.”

Ricorda anche che altri hanno parlato della notizia, come Urbano Cairo e Walter Veltroni di cui Chiara Gamberale ed Emanuele Trevi sono collaboratori. Dagospia critica fortemente chi difende la privacy di De Rienzo solo perché suo amico: “già, che vergogna dire la verità quando è un nostro compagno che muore di eroina! Non dovremmo nascondere la polvere sotto il tappeto persiano?” A tutti i colleghi, amici e famigliari di Libero Dagospia chiededella “sofferta solitudine” di cui soffriva Picchio, cosa sapevano i suoi amici più intimi? Cosa hanno fatto di fronte alla fragile condizione umana dell’amico?” ma soprattutto rivolto ai giornalisti che l’hanno accusato di aver infangato il nome di Libero e che ora parlano tanto e solo bene di lui: “cosa avete fatto voi di fronte alla fragile condizione umana del vostro amico? Perché negli anni passati non gli avete mai dedicato un articolo, un’intervista, un corsivo?

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