I magistrati non hanno dubbi Viviana Parisi era pericolosa per sé e gli altri. Ed ha ucciso suo figlio

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La tragica fine di Viviana Parisi e del figlio Gioele in Sicilia sarebbe un caso di omicidio suicidio secondo la Procura che ha messo la parola fine alle indagini.

Viviana suicidio 30 luglio 2021 leggilo.org

Sulle ultime ore di Viviana Parisi e di suo figlio Gioele vennero avanzate le più svariate ipotesi anche se quella che appare sul fascicolo chiuso del caso è di omicidio e suicidio: per la tragedia avvenuta nell’estate del 2020 in Sicilia vennero avanzate le ipotesi di una fuga dal marito, dalla famiglia, di un tentativo di portare il bambino al sicuro lontano da qualcuno che voleva fargli del male. Ma alla fine, per il PM Angelo Cavallo che ha richiesto l’archiviazione di questo triste caso, l’unica ipotesi plausibile è quella di un suicidio, quello di Viviana Parisi: “E’ possibile affermare, con assoluta certezza come nella vicenda in esame non sia configurabile alcuna responsabilità di terzi”, si legge nel documento. L’unico contatto avuto dalla donna con un’altra persona nei momenti immediatamente precedenti alla sua morte sarebbe stato un incidente stradale al seguito del quale Viviana con Gioele si era immediatamente dileguata nelle campagne circostanti all’autostrada dove poi è stata trovata senza vita.

Dopo il ritrovamento delle salme di madre e figlio l’8 agosto 2020, si sono svolte senza sosta indagini ed analisi che finora hanno escluso qualsiasi responsabilità esterna nel dramma: l’unica ipotesi differente dal suicidio supponeva che Viviana e Gioele fossero stati aggrediti da animali feroci: “L’intera vicenda, in realtà, è ascrivibile in modo esclusivo alle circostanze di tempo e di luogo, al comportamento ed alle condotte poste in essere da Viviana Parisi e al suo precario stato di salute, purtroppo non compreso sino in fondo, in primo luogo da parte dei suoi familiari più stretti”, scrive però il PM cancellando anche questa teoria. Nei giorni precedenti alla tragedia, la donna aveva mostrato più volte un comportamento erratico, a tratti paranoico che secondo alcuni familiari e parenti poteva essere nato dall’isolamento nel periodo di lockdown. La DJ era arrivata alla fine al punto di rapire il figlio per portarlo chissà dove, forse sotto un delirio paranoide: “L’incidente ha rappresentato per Viviana uno stress acuto; tale situazione è stata causata da una interpretazione persecutoria dell’evento, come se il sinistro fosse stato causato intenzionalmente, per nuocerle”, ha affermato un perito in merito ai momenti precedenti alla tragedia. Nella richiesta di archiviazione del Gip si ricorda come, nel marzo 2020, la donna venne portata d’urgenza all’ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto con “agitazione psicomotoria e con delirio mistico e di persecuzione. Il medico del Pronto Soccorso intervenuto ha ricordato di aver visto Viviana sdraiata per terra, che ripeteva la frase: ‘Abbiamo consegnato i nostri figli al demonio. Circa tre mesi dopo la donna era stata nuovamente condotta presso il Pronto Soccorso del Policlinico di Messina per ingestione volontaria di farmaci. La donna, nonostante questo, aveva manifestato la volontà di non sottoporsi ad alcuna visita psichiatrica“. Viviana Parisi aveva seri problemi di salute mentale, soffriva di manie di persecuzione ed era convinta di essere controllata da sconosciuti, anche attraverso la televisione ed il telefono cellulare.

Nessuno saprà mai con certezza cosa pensasse la donna nei suoi ultimi momenti. Fatto sta che secondo la procura, non ci sono terze persone coinvolte nella scomparsa e nel successivo ritrovamento dei corpi di Viviana e Gioele: “Tutte le indagini hanno permesso di accertare come Viviana, senza ombra di alcun dubbio, si sia volontariamente lanciata dal traliccio dell’alta tensione, con chiaro ed innegabile intento suicidario”, conclude il PM che nella sua ricostruzione ipotizza anche un coinvolgimento diretto della donna nella morte del bimbo. Qualora questa teoria non fosse vera, il piccolo sarebbe forse morto di stenti. Si chiude così un caso drammatico quanto intricato che ha tenuto giudici ed investigatori impegnati per oltre un anno prima di arrivare ad una risoluzione semplice quanto brutale.

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