Balotelli e Kean: i due che sarebbero voluti essere a Wembley e Mancini spera di non rimpiangere

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Moise Kean e Mario Balotelli: due grandi assenti per l’Italia che scenderà a Wembley per l’ultima sfida dell’Europeo. Finora nessuno li ha rimpianti, perchè il gioco della Nazionale e, soprattutto, la coesione del gruppo hanno evitato si guardasse a loro. Ma è inutile nascondere che la tecnica e forza fisica di Mario e Moise potrebbero essere le grandi assenti nel match contro l’Inghilterra.

Roberto Mancini 10.07.21 leggilo.org
Roberto Mancini (Profilo Instagram ufficiale)

Il volo AZ9000 decollato da Firenze stamattina, è atterrato alle 13:19 a Londra, all’aeroporto di Luton. A bordo la Nazionale italiana di Mancini, che una volta scesa, si è ritrovata un gruppo di tifosi italiani ad accoglierla, con cori e applausi come supporto per Leonardo Spinazzola, rimasto infortunato durante la partita Italia-Belgio.

È tempo di scelte per il nostro ct Roberto Mancini, che dovrà riflettere su come affrontare l’ultimo atto di questi Euro 2020, contro l’Inghilterra. Potrebbe esserci una grossa novità a riguardo, sembrerebbe infatti che il ct stia optando per una scelta inedita: quella di schierare in campo la stessa identica squadra partita titolare durante la semifinale contro la Spagna. Scelta che richiede ancora tempo e che vedremo concretizzarsi domani sul campo di Wembley. Ma facciamo qualche passo indietro e torniamo a quando Mancini ha dovuto fare alcune scelte per questi Europei. L’esito ha dato prova alle sue previsioni?

Le previsioni di Mancini: chi ha lasciato a casa e perché 

Tra i tanti giocatori che non abbiamo visto giocare durante questi Europei Mario Balotelli, rimasto a casa dopo una pessima prestazione nel Monza di Berlusconi e appena volato in Turchia per firmare un contratto da 15 milioni con l’Adana Demirspor  è l’unico a non essere rimasto in silenzio, facendo di tanto in tanto da contrappunto alle vicende della Nazionale, come per dire “ci sono ancora” e, soprattutto,  “sarei potuto esserci“. Il più giovane Moise Kean, lasciato a casa da Mancini durante la lista dei 26 ha scelto il silenzio, ma non è difficile immaginare uno stato d’animo non dissimile da quello di Mario. E se per quest’ultimo l’esclusione era orami certa da tempo, per Keane la decisione è apparsa quasi repentina.

Roberto Mancini aveva annunciato lo scorso maggio, prima dell’amichevole contro il San Marino, che ci sarebbero state “scelte dolorose” durante la decisione su chi portare agli Europei. Una di queste è stata presa al termine dell’amichevole: non convocare Keane per Euro 2020. Sembrerebbe che il ventunenne non abbia mostrato una grande performance e che non sia stato all’altezza delle aspettative del ct. Così Mancini, non contento delle prestazioni di Keane e del suo carattere, considerato poco volenteroso, ha optato per Bernardeschi.

Il rapporto con Balotelli 

Se Mario avesse avuto una stagione meno deludente con il Monza avrebbe potuto avere una seria chance di salire sull’aereo per Londra. Eravamo a febbraio e Mancini ancora sembrava non voler chiudere la porta all’attaccante con cui aveva avuto un rapporto burrascoso ai tempi del City: alti e bassi, litigi e intemperanze ma il ct non era intenzionato a pronunciare la parola “mai più”. Sul tema, al contrario, non si era tirato indietro, definendo Balotelli “ancora giovane” per poter aspirare ad un ritorno in Nazionale. E, a pensarci bene, quella frase era una porta aperta, quasi una palla sul dischetto per l’incostante Mario. Fu come dirgli: concentrati nei mesi che verranno, perché se avessi voluto voltarti le spalle avrei detto “la Nazionale deve puntare sui giovani”. E invece no, il Mancio, a modo suo, disse l’esatto contrario, e fece la sua parte. Fu Mario, ancora una volta, a non voler fare la sua. “Speravo in un sussulto d’orgoglio, non ha fatto molto” ha detto il ct nell’aprile scorso e questa frase spiega tutto.

Se le cose fossero andate diversamente Moise sarebbe stato il più giovane convocato in questa Nazionale: anche lui la sua occasione l’ha persa, forse ancora prima della gara con il San Marino. Poco duttile tatticamente, si è detto, a tratti svogliato – e questo potrebbe essere stato il motivo cruciale – l’attaccante resta fuori nonostante una stagione in crescendo al PSG, palcoscenico ben diverso rispetto al Monza di Mario. E tuttavia non è bastato.

Mario e Moise, così simili

A renderli simili è quella sufficienza, la consapevolezza di essere stati baciati dal talento e tanto basta, il resto verrà d’obbligo. Fu il limite di Mario e potrebbe essere la maledizione di Moise, un segno che li accomuna nonostante i dieci anni di differenza. A renderli uno lo specchio dell’altro anche l’intemperanza extracampo, particolarità che i tifosi dell’Everton hanno fatto in tempo a rinfacciare a Kean nonostante la breve permanenza in terra inglese. In quegli stadi Mario sembrava poter diventare un giocatore completo, finalmente, ma non accadde. Potevano tornare a Wembley entrambi: domani entrambi se ne staranno in magliette colorate e oro assortito a fare chiasso, a rimuginare e a strapparsi le pellicine dalle unghie sul divano di casa. Una casa kitsch, costosa e impersonale, lontana un milione di miglia dalle docce e dagli armadietti di Wembley.

E tuttavia la palla è sferica, e non ha morale. Tra le considerazioni di Mancini ci sarà stato anche il desiderio di proteggere la coesione del gruppo, un gruppo a suo modo umile, dove avrebbero stonato lo stile della primadonna in ascesa, Moise, e quello della primadonna in declino, Mario. Ma la palla non ha morale, dicevamo. E tra un Immobile che nelle ultime partite sembra voler mimare il significato del proprio cognome e un Insigne che rischia di essere un corpo tutt’altro che insigne, ma piccolo e ignoto, contro la fisicità di inglesi cresciuti a pub e pudding speriamo di non dover rimpiangere i due guasconi: quei due armadi d’ebano pieni di strafottenza e occasioni perdute. Perchè, per una volta, le loro occasioni perdute potrebbero coincidere con le nostre.

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