“La nostra unica figlia, la nostra bambina uccisa da due animali” dicono i genitori di Greta

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Fonti ed evidenze: Corriere della Sera, BresciaToday

Nelle parole di Nadia e Raffaele, i genitori di Greta Nedrotti, lo strazio di chi vive un dolore insopportabile e la rabbia nei confronti dei due manager tedeschi alla guida del motoscafo: “È inaccettabile non si siano fermati, lo si fa anche quando si investe un gattino”. 

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Greta Nedrotti/Facebook

Non trovano pace, Nadia e Raffaele, i genitori di Greta Nedrotti, la studentessa di economia travolta e uccisa ad appena 25 anni mentre si trovava insieme a Umberto Garzarella – trentasettenne imprenditore di Salò – nelle acque del Lago di Garda, a bordo di una piccola imbarcazione in legno. I loro volti descrivono meglio di qualsiasi parola lo strazio con cui, ormai da due settimane, si trovano a convivere. Un dolore fortissimo, inspiegabile, ingiusto. E, insieme, la rabbia di chi sa di essere vittima di un comportamento che dev’essere punito: quello dei due turisti tedeschi che, a bordo del loro motoscafo “Riva Aquarama“, hanno travolto ad altissima velocità il gozzo di Greta e Umberto, mentre si dirigevano, lentamente, verso l’ormeggio di Portese.

Non riusciamo a darci pace per il comportamento che hanno avuto, non si sono nemmeno fermati“, dicono ora i genitori della ragazza, raggiunti da Il Corriere della Sera. A dare almeno la speranza perché venga fatta giustizia, i due hanno ricevuto da poco una notizia attesa da giorni: l’emissione, da parte del giudice per le indagini preliminari di Brescia Andrea Gaboardi, su richiesta del procuratore capo Francesco Prete e del sostituto Maria Cristina Bonomo, di un mandato di cattura europeo a carico di uno dei due manager tedeschi: colui che, per sua stessa ammissione, era alla guida del motoscafo al momento del terribile incidente; la stessa persona ripresa dalle telecamere del rimessaggio di Salò barcollare fino a cadere in acqua, non appena riportato il motoscafo all’approdo. L’accusa nei suoi confronti è di duplice omicidio colposo; a convincere l’autorità giudiziaria italiana della necessità di arrestare l’uomo, il pericolo di fuga e il rischio di reiterazione del reato. “Abbiamo pensato di aver colpito un ramo, diranno i due ai Carabinieri“.

È inaccettabile non si siano fermati, lo si fa anche quando si investe un gattino, figuriamoci due persone: sono degli animali. Se non fossero scappati mia figlia sarebbe ancora viva“, accusa la signora Nadia. D’altra parte, dall’autopsia sono arrivate conferme circa la morte per annegamento di Greta: circostanza che alimenta l’atroce sospetto che un pronto intervento di soccorso avrebbe potuto salvarle la vita. Purtroppo, niente di tutto questo è accaduto: Greta è stata abbandonata in acqua, il suo corpo ritrovato dodici ore da quello di Umberto, a quasi cento metri di profondità, davanti al porto di Portese.

Nessuno potrà più restituircela. Era la nostra unica figlia, la nostra bambina: ” insistono i genitori.  Parlando di lei, dicono: “Era ed è perfetta. Non potevi non amarla: riusciva a trovare il lato positivo di ogni persona e a stabilire un contatto con chiunque. La nostra vita non sarà più la stessa“. A due settimane dalla sua morte, “averla persa per noi è una condanna a vita“, proseguono i genitori.

Ora dovrà decidere la Corte d’Appello di Monaco, chiamata a sciogliere la riserva sull’accoglimento della richiesta del gip italiano. I legali delle famiglie di Greta ed Umberto chiedono che “il giudice tedesco convalidi il mandato d’arresto europeo emesso dal collega bresciano”.

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