Orlando, qualcuno potrebbe averlo spinto a togliersi la vita, secondo gli inquirenti

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Fonti ed evidenze: Corriere della Sera, Stampa

La Polizia porta avanti le indagini sul suicidio di Orlando Merenda, il diciottenne vittima di bullismo e omofobia che domenica si è tolto la vita lanciandosi sotto un treno a Torino.

orlando merenda
Orlando Merenda/Facebook

Voleva scappare da Torino, andare lontano da un luogo in cui ormai non riusciva più a star bene. Per questo, presto, avrebbe dovuto raggiungere la mamma, in Calabria. Ma Orlando Merenda, il diciottenne che domenica scorsa si è suicidato gettandosi sotto un treno, non è riuscito ad aspettare. Il giorno prima di togliersi la vita, Orlando si era regolarmente presentato al bar Cristalife, in Corso Vittorio Emanuele II, dove stava svolgendo uno stage previsto dalla scuola professionale che frequentava, la Engim. Eppure già da qualche tempo, chi lavorava con lui aveva notato qualcosa: “Era più silenzioso del solito. Gli ho chiesto se ci fosse qualcosa che non andava, ma lui si è limitato a rispondere: ‘Oggi sono un po’ così’“, racconta una cameriera. “Era un ragazzo tranquillo, anche se a volte si faceva prendere da ansie ingiustificate. Se riteneva di aver fatto un errore sul lavoro, scoppiava in lacrime“.

Parole che testimoniano la sensibilità di Orlando, diventato oggetto di accuse, insulti, prese in giro e intimidazioni per via del suo orientamento sessuale. “Era riservato. Professionalmente una persona seria: puntale e preciso. Ho fatto la valutazione per la scuola e gli ho dato un buon punteggio“, spiega Ivan, il titolare del bar. “Era poco intraprendente. Ma ci sta, era giovane e alla prima esperienza“. Ricorda di aver proposto a Orlando di proseguire nella collaborazione: “Lo stage era finito, ma gli proposi di lavorare all’ora dell’aperitivo. Rifiutò, disse che doveva raggiungere la mamma in Calabria. Gli ho spiegato che all’inizio della carriera tutti i giovani svolgono dei lavoretti stagionali e che questa era un’occasione, ma lui mi ha ribadito che sarebbe stato via tutta l’estate“.

Invece Orlando ha deciso di farla finita: il pranzo della domenica con il padre e il fratello, la telefonata con la mamma, quel “torno presto” che, probabilmente, sapeva essere una bugia: uscito di casa, si è diretto verso la ferrovia e si è gettato sotto un treno nel tratto tra Lingotto e Moncalieri. Troppo forte quel malessere che forse in molti non sono riusciti a riconoscere, a identificare come un peso che Orlando non riusciva più a sostenere. Una fatica portata avanti giorno dopo giorno, fino al momento in cui il diciottenne – in un drammatico finale terribilmente simile a quello di Marco Ferrazzano – ha deciso di dire basta.

Dai suoi profili social emerge il ritratto di un ragazzo sorridente, felice di essere se stesso nonostante gli episodi di bullismo e le parole – velenose – che a volte gli venivano rivolte da quelle persone con “le menti chiuse e le bocche aperte” che aveva accusato proprio pochi giorni fa in un post. E poi la separazione dei genitori, la mamma lontana 1.300 chilometri e le difficoltà nel rapporto con il padre, genitore spesso severo e non particolarmente incline ad affrontare la tematica dell’omosessualità del figlio.

Ora, sulla sua morte, indaga la Polizia, che sta scandagliando la vita del ragazzo cerca tracce anche nel suo cellulare. Con il passare dei giorni e l’avanzare delle indagini, il quadro diventa più complesso. “Ultimamente era turbato e aveva paura di qualcuno“, racconta il fratello Mario. Quel che è certo è che Orlando non si sentiva completamente accettato. Forse anche da qualcuno all’interno della cerchia familiare. Gli amici parlano – vagamente – di “un brutto giro“, forse di un “ricatto“.  Ma sono parole che non danno, per ora, alcuna indicazione sostanziale.
In ogni caso se in un primo momento gli accertamenti si sono concentrati su omofobia e bullismo, ora si lavora su altre piste: secondo il Corriere della Sera, il fascicolo aperto dal pm Antonella Barbera ipotizza il reato di istigazione al suicidio. Sembra perdere perso l’ipotesi di un suicidio dovuto ad atti di bullismo.

Intanto, scrive La Stampa, la barbarie di chi, attraverso i social insulta Orlando per via del suo orientamento sessuale non si ferma di fronte alla tragedia della sua morte: e così nelle ultime ore, dopo che la notizia è diventata di dominio pubblico, decine di messaggi derisori sono apparsi sulle sue pagine social. Uno scempio che in ogni caso non può essere in grado di scalfire o di sporcare la memoria di Orlando.

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