“Mi sono stancato della vita, preferisco togliermi di mezzo. E al mio funerale niente applausi”, dice Riccardo Muti

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Il maestro Riccardo Muti si sta avvicinando ai suoi 80 anni d’età e per l’occasione ha rilasciato alcune dichiarazioni durante una sua intervista per “Il Corriere della Sera” che hanno stupito tutti.

Riccardo Muti

Riccardo Muti, ha 80 anni e alle spalle una lunga carriera nel mondo della musica ma, come lui stesso ha ammesso, si è “stancato della vita”, dalla quale si toglierebbe di mezzo, se non fosse per i suoi affetti. Il maestro lo ha dichiarato a “Il Corriere della Sera“: ecco le sue parole.

Non ho paura della morte“, confessa Riccardo Muti, raccontando di avere avuto con la morte un rapporto molto sereno. “Da ragazzi andavamo la sera al cimitero a vedere i fuochi fatui“, spiega al Corriere, “Ho conosciuto l’ultima prefica, Giustina: raccontava i pregi del morto, disteso sul letto nell’unica stanza della casa, la porta aperta sulla strada, alle pareti la foto del fratello bersagliere e dello zio ardito… Un mondo semplice e fantastico, che mi manca moltissimo. Per questo le dico che appartengo a un’altra epoca. Oggi il mondo va così veloce, travolge tutto, anche queste cose semplici, che sono di una profonda umanità…“.
Ed è proprio nel mondo di oggi, così diverso da quello in cui è cresciuto lui, che il maestro ha perso interesse a vivere. “Mi sono stancato della vita. E’ un mondo in cui non mi riconosco più. E siccome non posso pretendere che il mondo si adatti a me, preferisco togliermi di mezzo. Come nel Falstaff” ha ammesso Muti nella sua intervista, dove non ha usato mezze parole.

Riccardo Muti: “Ai miei funerali non voglio gli applausi”

Il direttore d’orchestra non teme la morte in sé, ma quello che più gli dispiacerebbe sarebbe lasciare i suoi affetti: “Mia moglie, i miei figli Francesco, Chiara e Domenico, i nipoti. E gli animali“. E anche per quanto riguarda il proprio funerale, il maestro ha le idee decisamente chiare: “Scherzosamente dico che lascerò l’indicazione di brani musicali da eseguire in chiesa attraverso incisioni, rigorosamente dirette da me“, ma la verità è che per la cerimonia Muti ha dato indicazioni precise “Sono cresciuto in un mondo in cui ai funerali c’era un silenzio terrificante. Ognuno era chiuso nel suo vero o falso dolore. Per i più abbienti c’era la banda che eseguiva lo Stabat Mater di Rossini o marce funebri molfettesi, famose in Puglia. I primi applausi li ricordo ai funerali di Totò e della Magnani, ma erano riconoscimenti alla loro capacità di interpretare l’anima di Napoli, di Roma, della Nazione. Quando sarà il mio turno, vorrei che ci fosse il silenzio assoluto. Se qualcuno applaude, giuro che torno a disturbarlo di notte, nei momenti più intimi

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