Le minacce dei fratelli Bianchi “Camminerai sulla sedia a rotelle”

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Fonti ed evidenze: Fanpage, Messaggero

I messaggi inviati dai fratelli Bianchi in una chat segreta rivelano molto della loro personalità e del loro stile di vita. Insieme ad altre due persone, Marco e Gabriele Bianchi sono a processo per il pestaggio a morte di Willy Monteiro Duarte.

chat fratelli bianchi
Marco e Gabriele Bianchi/Facebook

Si torna a parlare dei fratelli Marco e Gabriele Bianchi, arrestati nei mesi scorsi per il pestaggio a morte di Willy Monteiro Duarte, ucciso brutalmente nel settembre scorso a Colleferro. Repubblica riporta una serie di messaggi che i due fratelli avrebbero inviato all’interno di una chat denominata “Gang Bang” – orgia, in inglese – nella quale riportavano le minacce e gli insulti che facevano ai giovani che prendevano di mira. “Camminerai sulla sedia a rotelle. Pensi che non ci arrivo a Terracina o dove cazzo abiti? Io ti trovo…Credi che io sia l’ultimo arrivato?“, si legge tra i messaggi; “Un giorno ti avrò davanti e quel giorno lo ricorderai per tutta la vita. Ti trovo“, è un’altra delle minacce riportate nella chat, della quale farebbero parte anche altre tre persone.

Frasi violente, che sottolineano ancora una volta come l’atteggiamento dei fratelli Bianchi – e del loro branco – fosse caratterizzato dalla convinzione di poter spadroneggiare sulla zona in cui vivevano, con minacce, prevaricazioni, soprusi e violenze. Il modus operandi era sempre lo stesso – quello che portò alla tragica notte in cui morì Willy: tanti contro pochi, possibilmente uno; si attacca sempre quando si è certi della propria superiorità. Le frasi estrapolate dalla chat sono emerse nel corso di un provvedimento processuale parallelo a quello per l’omicidio di Willy Monteiro che vede imputati i fratelli Bianchi per droga ed estorsioni. “Io la tua donna…deve diventare la mia donna“, si legge ancora, in un messaggio inviato da Gabriele Bianchi, nella chat.

La chat emersa durante il processo, in generale, rappresenta uno spaccato utile a comprendere lo stile di vita dei due picchiatori: non mancano infatti i video in cui i due fratelli sparano e distruggono telecamere di sorveglianza fissate dalle Forze dell’Ordine; in un filmato, un amico dei Bianchi estrae una pistola e spara una serie di colpi in aria, mentre un altro con un coltello mima il gesto di tagliare la gola a qualcuno. Un immaginario fatto di violenza e brutalità, purtroppo tradottosi in diverse occasioni in fatti concreti.

In un altro dei video agli atti, Marco Bianchi e un suo amico tentano di distruggere con arco, frecce e un fucile ad aria compressa, una telecamera di videosorveglianza installata dai carabinieri per tenere sott’occhio le loro attività criminali dei fratelli, responsabili di un giro di spaccio nell’area di Artena e di una serie di Comuni limitrofi; è proprio dai proventi di quest’attività che i due fratelli foraggiavano il loro stile di vita lussuoso e ben al di sopra di chi si dichiara nullatenente, come i Bianchi risultavano essere di fronte al fisco italiano.

 

 

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