Sindacalista ucciso, la moglie accusa il camionista: “Per me l’ha fatto apposta”

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Fonti ed evidenze: Repubblica, Corriere della Sera
Proseguono le indagini sull’omicidio di Adil Belakhdim, il sindacalista ucciso mentre partecipava a un picchetto di lavoratori a Biandrate, in provincia di Novara. 
sindacalista ucciso
Adil Belakhdim/Facebook
E’ previsto per oggi l’interrogatorio di Alessio Spaziano, il camionista che ha investito e ucciso – senza poi fermarsi per prestare soccorso – Adil Belakhdim, sindacalista che stava partecipando a un picchetto di protesta davanti ai cancelli della Lidl di Biandrate, in provincia di Novara. Gli inquirenti cercheranno di ricostruire la dinamica dei fatti, puntando a capire come mai Spaziano abbia travolto la sua vittima e per quali ragioni non si sia fermato per soccorrerlo.
Da parte dell’indagato è emersa l’intenzione di collaborare con gli inquirenti; la tesi difensiva di Spaziano – difeso dall’avvocato Gabriele De Juliis – è che si sia trattato di un incidente. Esclusa, da parte della difesa, l’ipotesi che vi sia stata la consapevolezza, e tanto meno la volontà, di investire Belakhdim. “Siamo ancora in una fase molto delicata. Il mio assistito, seppur indagato per una cosa delicata e grave, ha interesse a fornire la massima collaborazione con l’autorità giudiziaria, in un clima di serenità e tranquillità“, ha affermato il legale del camionista di origini casertane.
Della morte del sindacalista non esistono immagini: la ricostruzione della dinamica, però, permette di affermare con certezza che il camion guidato da Spaziano ha sfondato il blocco dei lavoratori in sciopero e, sterzando verso destra, ha investito Belakhdim. Diverse le testimonianze di chi ha assistito alla scena; alcuni dei presenti, ascoltati dagli inquirenti, sono stati a loro volta colpiti dal camion in movimento. Tutti i presenti concordano nel sostenere che sia impossibile che chi era alla guida del mezzo non si accorgesse di nulla, visto che con le ruote è passato sopra al corpo di Adil, per poi trascinarlo per diversi metri: “Tutti gli urlavano di fermarsi ma lui ha tirato dritto“, riferiscono i testimoni.
Anche Assia Lucia Marzocca, la moglie della vittima, mostra tutto il suo scetticismo verso la ricostruzione della difesa, che parla di un semplice, ma tragico incidente. La donna si trovava in Marocco insieme ai due figli di 4 e 6 anni. Lì aspettava per i prossimi giorni il ritorno di Adil, dopo un lungo periodo di separazione dovuto alle restrizioni anti-Covid: “Sarebbe dovuto partire domenica. Aveva già preso i biglietti e non vedeva l’ora di poterci riabbracciare“, ha raccontato la vedova, che definisce ora “inspiegabile“, quanto accaduto nella mattinata di domenica. Tutto, però, la porta a pensare che il camionista abbia consapevolmente deciso di proseguire nella sua marcia, nonostante il rischio di far male a qualcuno fosse altissimo: “C‘era tanta gente, sapeva le conseguenze, che sarebbe andato in carcere. Per me l’ha fatto apposta, per questo ha fatto quella telefonata in cui ha detto che era successo un casino“, attacca la donna.
Dal canto suo, il legale del camionista difende il proprio assistito: “E’ stato un incidente non voluto: il povero sindacalista si trovava in un punto che non era visibile“, replica l’avvocato De Juliis, che si dice preoccupato per alcuni episodi che sui social hanno visto coinvolti i familiari di Spaziani: “Sono giorni terribili per i suoi familiari, alla compagna sono arrivati messaggi molto pesanti che stanno creando grande disagio“. L’uomo ha ribadito l’involontarietà del gesto e, al termine dell’udienza di convalida dell’arresto, ha ottenuto i domiciliari.
Intanto, i colleghi del sindacalista – del gruppo Sì Cobas – hanno lanciato una raccolta fondi per sostenere la sua famiglia e aiutarla nelle spese legali. L’autopsia sul corpo è stata fissata per mercoledì; una volta portati a termine gli esami autoptici, dovrebbe arrivare il nulla osta per la restituzione della salma ai familiari che potranno così celebrare i funerali in Marocco.
Adil Belakhdim, sindacalista impegnato da anni sul fronte dei diritti e della sicurezza dei lavoratori, è morto proprio nel giorno in cui i periti incaricati di effettuare le verifiche sull’orditorio all’interno del quale era stata risucchiata Luana D’Orazio accusavano i responsabili dell’azienda di aver manomesso i dispositivi di sicurezza del macchinario al fine di evitare interruzioni nella produzione. Un’amara coincidenza che sottolinea come vi sia ancora tanta strada da fare per interrompere la strage silenziosa di morti sul lavoro nel nostro Paese.

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