“Sterminiamo tutta la tua famiglia”, il padre di Saman contro i parenti del fidanzato

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Fonti ed evidenze: Fanpage, Open

Il fidanzato di Saman e i suoi parenti erano stati ripetutamente minacciati dal padre della ragazza, nei mesi scorsi: “Sterminiamo tutta la tua famiglia“, aveva detto l’uomo ai genitori del giovane. 

 

Mentre gli inquirenti della Procura di Reggio Emilia proseguono le ricerche finalizzate a ritrovare il corpo di Saman Abbas – la diciottenne pachistana residente a Novellara scomparsa il 30 aprile scorso che secondo le ricostruzioni investigative sarebbe stata uccisa da uno zio e da due cugini – emergono nuovi, impressionanti particolari sul caso, riferiti in particolare alla situazione familiare della ragazza.

L’atteggiamento violento e minaccioso da parte dei familiari di Saman nei confronti del fidanzatino ventunenne era già emerso da una serie di rivelazioni fatte proprio dal giovane, che aveva raccontato di aver ricevuto messaggi minatori anonimi attraverso Instagram e aveva fatto riferimento a una spedizione a casa dei suoi genitori, in Pakistan: “Se tuo figlio non lascia Saman sterminiamo tutta la tua famiglia“, avevano detto alcune persone – tra le quali il padre della ragazza – ai parenti del giovane, che dopo questo episodio si era convinto a presentare una denuncia.

A rivelare queste informazioni è la trasmissione tv Chi l’ha visto, nel corso della quale sono stati resi pubblici anche alcuni scambi di messaggi tra Saman e il fidanzato, residente in Italia ma in un’altra Regione: “Ma perché Dio ha deciso che la mia vita deve essere così? Non so cosa fare, mi scoppia il cervello“, si lamentava la diciottenne con il fidanzatino. “Tu lo sai quanto può essere pericoloso qui per te. Amore, vai dai Carabinieri ora“, le rispondeva lui. “Sì, l’ho pensato“, è una delle ultime risposte di Saman, poco prima di scomparire nel nulla.

I due avevano affrontato le diverse, complicatissime questioni legate al loro amore, osteggiato dalla famiglia di lei: avevano parlato dei documenti di Saman – che in più occasioni le erano stati sottratti dai genitori – di sim, di appuntamenti a Roma per incontrarsi. Progettavano un futuro insieme: “Lunedì i documenti saranno in mio possesso“, spiegava Saman il 30 aprile, proprio l’ultimo giorno in cui di Saman ci sono state tracce.

Secondo chi indaga, Saman sarebbe stata uccisa dallo zio e da due cugini in accordo con il padre e la madre. Una tesi suffragata da svariati elementi: su tutti un video che ritrae lo zio e i suoi due figli armati di pale e sacchi che, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbero serviti ad occultare il corpo della diciottenne. D’altra parte, sempre dagli scambi tra Saman e il fidanzato, era emerso come la ragazza avesse raccontato di aver sentito i genitori dire “uccidiamola“, salvo poi essere rassicurata dalla madre che le aveva garantito che il discorso non fosse riferito a lei.

E fu proprio la madre a giocare un ruolo decisivo nel convincere la ragazza, con l’inganno, a fare ritorno a casa. Saman si era opposta al matrimonio combinato per lei dalla famiglia e per questo era scappata di casa in più occasioni, tanto da essere stata a più riprese ospite di una comunità per minori. “Fatti sentire, torna a casa. Faremo come vuoi tu. Ti prego“, le aveva detto la madre per convincerla a tornare e mettere in atto il piano omicida contro di lui.

Si apprende intanto che il fratello di Saman – è lui ad aver accusato lo zio per la morte della sorella –  ha tentato di fuggire dalla località nascosta e sotto protezione in cui si trovava, ed è stato irreperibile  per due ore prima di essere ritrovato dalle Forze dell’Ordine. Proprio oggi il ragazzo affronterà l’udienza prevista per l’incidente probatorio al tribunale di Reggio Emilia

 

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