“Ho tre tumori, voglio morire senza soffrire” Daniela chiede di poter porre fine alla sua vita

0
143
Fonti ed evidenze: Fanpage, FoggiaToday

Daniela è morta per tre tumori il 5 giugno, poche settimane prima del pronunciamento del Tribunale di Roma sulla sua richiesta di suicidio assistito. Un caso che riapre il dibattito sul tema del fine vita. 

daniela tumore
Piero Cruciati/Getty Images/Archivio

Daniela aveva 37 anni e un tumore al sistema neuroendocrino, al pancreas e al fegato. Per questo, stremata dalla malattia giunta ormai allo stato terminale e senza prospettive di miglioramento, aveva deciso di morire, per porre fine alle proprie sofferenze. Il destino, però, non le ha dato il tempo di aspettare la decisione del Tribunale di Roma, chiamato ad esprimersi sulla usa richiesta di ricorrere – in applicazione di una sentenza della Corte Costituzionale – al suicidio assistito. Daniela è morta il 5 giugno, poche settimane prima del pronunciamento del Tribunale.

L’Associazione Luca Coscioni, cui Daniela si era iscritta, rende ora nota la sua tragica storia, già contenuta in un video appello, attraverso una conferenza stampa tenutasi alla Camera dei Deputati per lanciare la raccolta firme per un referendum sull’eutanasia: “Ho vissuto una vita da persona libera. Vorrei essere libera di morire nel migliore dei modi“, aveva detto Daniela che, senza più alcuna speranza di guarigione, aveva chiesto di poter essere ‘libera di morire‘ accanto ai suoi cari.

Proprio per portare avanti questa istanza, la donna aveva deciso di cominciare a far parte dell’associazione Luca Coscioni e nel febbraio scorso aveva chiesto alla Asl di Roma – dove era residente, nonostante le origini foggiane – di procedere alla verifica dell’esistenza delle condizioni necessarie per poter ricorrere al suicidio assistito. Di fronte ad un secco “no“, Daniela non si era arresa e aveva deciso di ricorrere al Tribunale di Roma, che aveva fissato un’udienza per il 22 giugno.

Con il passare del tempo, però, le condizioni della donna si sono aggravate sempre di più. Per questo Daniela aveva tentato di dare all’istanza una necessaria accelerazione: per il 7 giugno era prevista, presso la Asl di Foggia, la verifica delle sue condizioni. Daniela, però, è morta due giorni prima. “È inaccettabile che chi è nelle condizioni di Daniela sia costretta a un simile calvario. I malati non possono aspettare i tempi della burocrazia“, hanno affermato, durante la conferenza stampa, Filomena Gallo e Marco Cappato, segretaria e tesoriere dell’associazione Coscioni. “Urge una legge per poter garantire la possibilità di scegliere se porre fine alle proprie sofferenze insopportabili. Di fronte al silenzio del Parlamento il referendum è l’unica possibilità per rendere l’eutanasia legale in Italia“, hanno aggiunto i due.

Perché la raccolta firme per il referendum sul fine vita raggiunga l’obiettivo prefissato è necessario raccogliere almeno 500 mila firme entro il 30 settembre: con la conferenza stampa dell’associazione Luca Coscioni la campagna ha preso inizio, con i primi banchetti presenti nelle strade di Roma e Milano. Il testo prevede l’abrogazione di parte dell’articolo 579 del codice penale – quello sull’omicidio del consenziente – secondo il quale “chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui, è punito con la reclusione da sei a quindici anni“. D’altra parte l’ordinamento italiano rimane ancora sprovvisto di un testo che possa regolamentare la delicatissima questione del fine vita – che pare ora dividere anche la Chiesa – come segnalato già nel 2018 dalla Corte Costituzionale, che ha invitato il Parlamento a legiferare in materia: la Consulta ha infatti “rilevato che l’attuale assetto normativo concernente il fine vita lascia prive di adeguata tutela determinate situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione, da bilanciare con un’appropriata disciplina“.

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui