AstraZeneca, i genitori di Camilla non accettano scuse “Stava bene, non aveva malattie ereditarie”

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Fonti ed evidenze: Corriere della Sera, Fanpage

I genitori di Camilla Canepa, la 18enne di Genova, morta dopo aver ricevuto la prima dose del vaccino AstraZeneca, intervengono per smentire presunte malattie ereditarie della figlia.

camilla canepa genitori

Camilla Canepa non c’è più da qualche giorno. La 18enne di Sestri Levante se ne è andata dopo due interventi e diversi giorni in rianimazione presso il nosocomio genovese San Martino. La ragazza, il 25 maggio scorso, con tutta la fiducia e l’entusiasmo dei suoi 18 anni aveva preso parte all’Open Day per vaccinare le fasce anagraficamente più giovani e le era stato iniettato il siero di AstraZeneca. Dopo una settimana i primi sintomi, poi il ricovero, le operazioni, le interminabili giornate appese ad un filo e poi il finale che nessuno avrebbe voluto: il decesso di una poco più che ragazzina.

Dopo la sua morte è stato asserito che Camilla avesse già delle patologie. Ma a questo punto intervengono i genitori -Barbara e Roberto Canepa – per smentire: “Era sana. Non aveva alcuna malattia ereditaria“. Un nuovo aggiornamento, dunque, sulla strada che stanno percorrendo i magistrati perché i dubbi sulla morte della giovane sono tanti. In base a quanto riportato nella scheda anamnestica di Camilla – ovvero il certificato da compilare prima dell’inoculazione del vaccino – gli inquirenti hanno appreso che la giovane non aveva dichiarato alcuna patologia né terapia farmacologica a differenza di quanto riscontrato in seguito all’ospedale di Lavagna. Eppure le cartelle cliniche della vittima dicono altro; nelle cartelle cliniche emerge un termine medico chiaro: piastrinopenia autoimmune familiare.

Certo la ragazzina avrebbe anche potuto esserne affetta senza saperlo. Magari prima di allora la patologia era rimasta assopita dentro il corpo di una ragazza apparentemente sana senza manifestare alcun sintomo. Per il momento sono solo ipotesi. L’unica certezza è che Camilla non c’è più.La Procura, infatti, deve capire se la ragazza fosse a conoscenza o meno di questa condizione. Nei prossimi giorni gli inquirenti sentiranno i medici e gli infermieri vaccinatori: l’obiettivo è capire precisamente quali informazioni sul suo stato di salute sono state fornite alla 18enne. A questo quadro già piuttosto complesso c’è da aggiungere che il 29 maggio la ragazza aveva iniziato una terapia con altri due farmaci – uno a base di ormoni, il Progynova, e uno di estrogeni, il Dufaston – che secondo quanto ha spiegato una fonte sanitaria vicina alla vicenda comporterebbero un rischio trombotico. Il medico che glieli ha prescritti potrebbe dare un’ulteriore svolta alle indagini. Intanto il Comitato tecnico scientifico ha vietato la somministrazione del vaccino anti Covid di AstraZeneca a tutte le persone con meno di 60 anni. Ma i problemi potrebbero non riguardare solo il farmaco anglo svedese. In Puglia un uomo di 54 anni vaccinato con Johnson&Johnson – vaccino a vettore virale esattamente come AstraZeneca – sta lottando tra la vita e la morte.

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