Nadia, colpita a morte dal suo paziente. La madre: “Non volevo facesse quel lavoro”

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Fonti ed evidenze: Giornale di Brescia, Giornale

Una psicologa di nome Nadia Pulvirenti è stata uccisa da uno dei pazienti che seguiva. La madre lo riteneva da tempo un lavoro pericoloso e difficile.

Nadia Pulvirenti . 12 giugno 2021 leggilo.org

Un omicidio brutale ma forse non del tutto inaspettato secondo i cari di Nadia Pulvirenti, la giovane di appena 25 anni che il 24 gennaio 2017 durante un turno a Brescia ha ricevuto dieci pugnalate fatali da uno dei suoi pazienti: la donna, impiegata come terapista della riabilitazione psichiatrica in una struttura lombarda chiamata Cascina Clarabella, si era recata come ogni giorno a lavoro prima di diventare vittima di una furia omicida che non può non riportare alla mente un altro caso in cui una persona instabile mentalmente ha accoltellato uno dei suoi benefattori. Adesso, per quanto è accaduto, si va infine a processo dopo ben quattro anni di attesa. Il killer, un uomo di origini marocchine di 54 anni di nome Abderrhaim El Moukhtari, era conosciuto in quella struttura come: “Una persona problematica ed imprevedibile”, proprio a causa dei suoi disturbi che lo avevano condotto alla terapia. Eppure, inspiegabilmente l’uomo era nella cosiddetta area di “residenzialità leggera” sottoposta a controlli quasi inesistenti. Secondo il compagno di stanza di Abderrhaim il 54enne conosceva la psicologa da due anni ma non ha esitato a colpirla: “Ieri qualcosa deve averlo fatto infuriare”assicurò l’uomo al momento del colloquio con gli investigatori.

La dinamica dei fatti è ancora incerta: Nadia Pulvirenti è entrata nel bilocale parte della struttura per consultare il paziente da sola e non ne è più uscita. Al loro arrivo, i colleghi della donna hanno trovato la giovane esanime ed il paziente di fronte al suo cadavere: in qualche modo, un coltello è finito nelle mani di un uomo così pericoloso. La polemica sulla sicurezza della struttura è esplosa con ferocia: “Gli ospiti qui sono malati instabili che si sottopongono a terapie pesanti”, racconta un altro impiegato. La struttura, descritta come un fiore all’occhiello del settore da chi ci lavora, presenta però anche un lato oscuro come una grande scarsità di personale: “Nadia mi diceva che lavorava male perchè in quella struttura c’era carenza di personale ma era determinata ad andare avanti”, il racconto della madre che adesso non riesce a fare i conti con questa tragedia. La donna era molto preoccupata per il lavoro che la figlia portava avanti che la esponeva a contatti ripetuti con pazienti anche molto instabili: “Non avrei mai voluto che mia figlia seguisse dei pazienti psichiatrici, vedevo il pericolo“, ricorda la donna in lacrime.

La madre di Nadia Pulvirenti è tra i testimoni che hanno deposto in tribunale per i fatti del 2017 proprio in questi giorni: le accuse per negligenza sono rivolte a cinque medici della struttura dal momento che l’assassino è incapace di intendere e di volere. I magistrati vogliono capire come sia possibile che nelle mani di una persona internata in psichiatria sia finita una pericolosa arma da taglio, perchè Nadia sia stata. lasciata da sola e perchè l’uomo si trovasse in un reparto dove la sicurezza era praticamente inesistente, tutte domande che devono adesso trovare una risposta per tenere fede alla memoria della 25enne assassinata.

 

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