Il delitto dell’Olgiata, 20 anni per trovare l’assassino. Dopo dieci anni è libero

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Fonti ed evidenze: Adnkronos, Giorno

Era il 14 novembre del 2011 quando Manuel Winston Reyes, condannato per il delitto dell’Olgiata, varcava i cancelli del carcere. Ora, ha suonato la sua pena.

Delitto Olgiata 6 giugno 2021

Era il 10 luglio del 1991 quando la cronaca di Roma fu sconvolta dal delitto dell’Olgiata, nome con cui è passato alla storia della cronaca nera l’assassino di Alberica Filo della Torre, la contessa 42enne sposata con il costruttore Piero Mattei: quel giorno, la coppia aveva intenzione di dare una festa nella propria villa situata nell’area altolocata della Capitale ma non ci sarebbe stato nessun party perchè Alberica fu ritrovata senza vita nella sua camera d’albero.

Il caso non fu risolto rapidamente: per anni gli investigatori si affaccendarono cercando di trovare una pista plausibile che giustificasse il delitto, il responsabile sembrava svanito nel nulla. Alla fine, fu proprio la confessione del killer – tra l’altro una delle prime persone a finire nel mirino degli investigatori – a chiudere le indagini. L’autore del delitto era Manuel Winston Reyes, un cameriere di origini filippine licenziato – si apprese da alcune indiscrezioni – per il vizio del bere che aveva infastidito i suoi datori di lavoro. L’uomo confessò di aver ucciso la donna, avvolgendole la testa in quel lenzuolo – su cui analisi forensi effettuate nel 2007 individuarono tracce del suo sangue – per poi trafugare dalla sua abitazione alcuni preziosi, tra cui un Rolex.

Al processo, conclusosi nel 2011, Reyes venne condannato a 16 anni di carcere. L’ex cameriere accolse la pena quasi con sollievo: Oggi mi tolgo un peso che ho portato sulle spalle per vent’anni”, ammise davanti ai magistrati. Ma in realtà, la pena è durata meno del previsto dato che Reyes lascerà il carcere il 10 ottobre di quest’anno. Secondo i giudici Reyes avrebbe mantenuto un comportamento impeccabile in prigione, ottenendo una serie di permessi premio che ora gli varranno uno sconto di pena pari a circa sei anni. Inutile dire che la notizia non è piaciuta ai familiari della contessa che si auguravano anche nelle fasi iniziali del processo una pena ancora più alta: “Prima non si è riusciti a trovare il responsabile, poi il responsabile del delitto si trova ma esce. Certo è che alla vigilia dell’anniversario della morte di mia madre è una notizia che fa molto male “, protesta Manfredi Mattei, figlio di Alberica. L’uomo è convinto che il sistema giudiziario italiano stia procedendo con un gran numero di scarcerazioni che non dovrebbero avere luogo“La cosa mi disturba molto. Diciamo che era nell’aria, lo avevamo saputo già un anno e mezzo fa, quando morì nostro padre e all’assassino di mamma concessero dei permessi premio”, continua intervistato da Adnkronos Mattei. Il marito di Alberica si era impuntato affinché gli investigatori riaprissero le indagini dopo vent’anni di stasi, riuscendo a scoprire la verità sull’omicidio. “L’assassino di mia madre esce dopo soli 10 anni dalla sua condanna e sono stati necessari prima altri 20 per trovare un responsabile trovato solo grazie alla caparbietà di mio padre. E’ normale che qualche domanda te la fai. La pena doveva essere l’ergastolo, e invece è praticamente già fuori”, ricorda Mattei chiudendo la sua intervista.

 

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