Firenze, salvata una donna a rischio trombosi dopo il vaccino. E la terapia usata potrebbe salvare altre vite

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Fonti ed evidenze: Ministero della Salute, Corriere della Sera, Messaggero

Purtroppo in alcuni soggetti si sono sviluppate reazioni allergiche ai vaccini anti Covid. Ecco che allora un team di scienziati sta lavorando ad una terapia contro gli eventuali rischi avversi post-vaccino.

terapia trombosi vaccino
Getty Immages/Chris McGrath/archivio

Il Ministero della Salute informa che nelle ultime ventiquattro ore i casi totali sono saliti di 2436 unità e portano il totale a 4.230.153. Da ieri 57 morti che fanno salire le vittime a 126.472 e 7200 guariti che raggiungono quota 3.908.312. Totale persone vaccinate: 12.737.533.

I casi attualmente positivi scendono a 195.369, -4823 rispetto a ieri. I ricoverati sono 5193, -295 mentre in terapia intensiva 788 assistiti, -48 da ieri.

Vaccino: arriva la terapia contro i possibili danni

La curva dei contagi e dei decessi legati al Covid continua a scendere. Ma le preoccupazioni di molti non riguardano solo il virus: anche i vaccini generano qualche timore. Per quanto i vaccini anti Covid – sia quelli a vettore virale come AstraZeneca e Johnson&Johnson sia quelli a mRNA come Pfizer e Moderna – a detta degli esperti e dei medici siano assolutamente sicuri, tuttavia alcuni pazienti hanno registrato reazioni avverse. La più preoccupante è la trombosi. In rari casi gli effetti collaterali post iniezione hanno anche portato al decesso come è avvenuto per il giovane militare siciliano Stefano Paternò. In Italia sono stati segnalati segnalati 34 di casi di trombosi dopo il vaccino anglo svedese di Astrazeneca, mentre negli Stati Uniti ne sono stati rilevati 8 – su quasi sette milioni somministrati – a seguito dell’iniezione di Johnson&Johnson. Tuttavia gli scienziati sono già al lavoro per riparare anche a questi – seppur statisticamente rari – possibili danni post vaccino. Un team di dottori dell’Ospedale Generale di Vienna e dell’Università di medicina della capitale austriaca – capeggiato dall’esperto di coagulazione Paul Knöbl – è riuscito a fermare la trombocitopenia provocata dall’eparina, la sostanza contenuta nel vaccino.

La persona a cui è stata somministrato il trattamento era stata ricoverata dopo il vaccino: presentava un basso numero di piastrine e bassi livelli di fibrinogeno, proteina che svolge un ruolo importante nella coagulazione del sangue. La situazione era prossima al peggioramento con possibili conseguenze gravi. I medici hanno iniettato al paziente un concentrato di immunoglobuline unito a cortisone e anticoagulanti specifici, in modo da prevenire la trombosi.  In pratica, per la prima volta, è stata sperimentata una cura potenzialmente salvavita per la trombosi indotta da vaccino.

Ma anche l’Italia, in tal senso, non resta indietro. Da Careggi – in provincia di Firenze – è partito il primo studio italiano sulle trombosi correlate al vaccino AstraZeneca. Qui ad essere salvata una donna di 57 anni. La signora aveva ricevuto il vaccino AstraZeneca lo scorso 11 marzo. Nei giorni successivi aveva sviluppato febbre, dolori articolari e mal di testa oltre a vistosi edemi sulle gambe. La Tac aveva fatto emergere una larga trombosi nell’aorta addominale. Così, dieci giorni dopo la vaccinazione, l’ospedale di Pescara – dove la donna vive – ha chiesto aiuto a Careggi. Dai test effettuati è emerso che, anche in questo caso esattamente come nel paziente austriaco, era in corso una trombocitopenia da eparina. La paziente è stata curata con immunoglobuline, anticoagulanti e un antinfiammatori non steroidei. Ora – hanno fatto sapere i medici fiorentini – dopo diciotto giorni di terapie,  la donna è tornata a stare bene.

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