Firenze, il paziente ritarda l’operazione per paura del Covid: gli trovano un tumore di 9 chili

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Fonti ed evidenze: Repubblica, Fanpage

Quello che è successo a Firenze ha dell’incredibile: il tumore di un paziente è cresciuto in modo impressionante. Aveva rimandato i controlli per via del Covid. 

Tumore Covid 28 maggio 2021 leggilo.org
Getty Images/Cristopher Furlong

Che rimandare un’operazione per asportare un tumore sia pericoloso è risaputo ma il caso limite che arriva da Firenze e che vede come protagonista un paziente spaventato dal Covid al punto da non recarsi in ospedale nemmeno dopo una crescita esponenziale del male è estremamente emblematico per rappresentare la situazione vissuta negli ultimi mesi dagli ospedali italiani. Un giovane paziente la cui identità rimane ovviamente riservata si è presentato presso l’ambulatorio dell’Ospedale Santa Maria Annunziata per effettuare finalmente dei controlli rimandati a lungo per colpa della pandemia: il ragazzo sottoposto ai test ha ricevuto una diagnosi sconcertante: la massa tumorale situata nel suo intestino era cresciuta fino a pesare 9 chili, occupando uno spazio di 40x27x23 centimetri. Naturalmente, i medici presenti nel reparto di oncologia hanno deciso di operare il paziente il prima possibile, consapevoli degli enormi rischi per la salute della persona in questione. L’operazione è durata circa due ore, si legge sul portale del centro medico toscano.

Fortunatamente, nonostante i ritardi causati dalla – pur comprensibile – decisione del paziente di non recarsi in ospedale nei mesi precedenti, l’operazione sembra essere andata a buon fine ed ha portato alla rimozione della pericolosa massa tumorale. “In questo come in altri casi, una diagnosi precoce avrebbe reso l’intervento molto più semplice“, si sente comunque di aggiungere Stefano Michelangioli, direttore del reparto chirurgia dell’Ausl Regione Toscana. Il paziente in questione ha raccontato ai medici di aver rimandato i controlli fino al momento in cui la sua situazione non è diventata davvero insopportabile: la persona operata avrebbe visto ad occhio nudo crescere un rigonfiamento nel proprio addome ed avrebbe deciso di correre il rischio di contrarre il virus presentandosi in ospedale solo dopo una sub occlusione intestinale, una patologia che va a bloccare un tratto dell’organo escretore causando anche forti dolori. Il racconto di questa persona la dice lunga su quanto la situazione disperata vissuta da alcuni ospedali italiani in certi momenti della crisi per Coronavirus abbia inciso sul morale della popolazione. Anche il dottor Michelangioli la pensa allo stesso modo.

Infatti, lo specialista ha commentato: “Questo caso è un esempio di come la pandemia abbia influito negativamente sullo stato di salute delle persone. La paura di recarsi in ospedale ha comportato ritardi nelle diagnosi, non solo in disturbi come appendiciti, diverticoliti o colecisti, ma anche in malattie di tipo oncologico”, espone il professore parlando dei rischi che può portare una mancata – o ritardata – diagnosi di malattie potenzialmente letali come un tumore legata alla paura del Covid. In questo caso infatti, il paziente è stato fortunato ma non sempre le cose vanno così bene: “La nostra azienda ha continuato a garantire adeguata assistenza ai pazienti anche durante il periodo di emergenza, sviluppando un piano strategico per assicurare, oltre ad interventi chirurgici urgenti, anche quelli programmati oncologici o di classe A”, garantisce Michelangioli. In realtà, ci sono stati anche dei casi in cui per ragioni indipendenti dalla volontà dei medici e chirurghi alcuni pazienti hanno dovuto sospendere il proprio trattamento parzialmente o addirittura del tutto.

 

 

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