Ritirare la pensione di un morto non può essere considerato un reato, dicono i giudici della Corte di Cassazione

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Fonti ed evidenze: Corriere Adriatico, Giornale

Una sentenza della Cassazione riguardo il percepire la pensione di un caro morto da poco tempo potrebbe ribaltare tutti i procedimenti penali di questo tipo.

Pensione morto 21 maggio 2021 leggilo.org
Getty Images/Matt Cardy

Tra i casi più frequenti di illeciti legati alla ricezione di aiuti statali ci sono numerosi episodi in cui la pensione di un morto è stata percepita anche dopo la scomparsa della persona in questione da un amico o da un affetto della vittima. L’ultimo caso simile risale a due settimane fa quando una donna di Ancona è stata accusata di aver volutamente celato la morte del marito per incassare la sua pensione, ragione per cui ora la donna rischierebbe 18 mesi di reclusione. Ma la Cassazione la pensa diversamente: infatti, i magistrati che fanno parte dell’importante organismo di giustizia hanno deciso di rivedere le sentenze 48220/2013 e 14940/2018 che configurano il reato di appropriazione illecita nel caso in cui un co intestatario del conto del morto continui a ricevere la pensione ed a ritirarla come se nulla fosse accaduto. I magistrati della Cassazione hanno deliberato che non è responsabilità della persona in questione consegnare un certificato di morte, bensì dell’Inps.

Nella sentenza si legge infatti: “La legge n.289 del 27 dicembre 2002 ha introdotto l’obbligo per le anagrafi comunali di trasmettere il certificato di morte all’Inps. Pertanto non è più necessario che il privato cittadino consegni il certificato cartaceo di decesso”. In poche parole, se un avvenuto decesso non viene riferito all’Inps la colpa non può ricadere sul cittadino che non è tenuto a fare nulla per informare l’ente della tragica notizia della morte di un parente o di un co intestatario del conto. Un’altra legge, la numero 190 risalente al 2014, decreta inoltre che il medico che ha eseguito l’autopsia sulla persona scomparsa che percepiva la pensione ha l’obbligo di riferire l’accaduto all’Inps entro 48 ore dal termine della procedura legale. Un ulteriore elemento che scagiona un privato dall’eventuale ricezione di denaro destinato ad una persona ormai scomparsa. La questione quindi cambia radicalmente e a rischiare severe sanzioni sono rispettivamente il medico legale e l’anagrafe nel caso non dovessero trasmettere le informazioni in questione all’ente.

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