La piccola Sharon, picchiata e abusata per tutto il giorno, ora potrà essere seppellita

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Fonti ed evidenze: Fanpage, Giorno

L’autopsia sul corpo della piccola Sharon – morta ad appena 18 mesi a Cabiate, in provincia di Como – delinea un quadro agghiacciante di violenze e abusi da parte del patrigno, Gabriel Robert Marincat.

sharon cabiate
Gabriel Robert Marincat/Facebook

Omicidio volontario aggravato dalla violenza sessuale: è questa la gravissima accusa mossa nei confronti di Gabriel Robert Marincat, l’ex compagno della madre di Sharon, la bambina di 18 mesi morta a Cabiate, in Provincia di Como, a causa di terribili violenze subite. La piccola, uccisa l’11 gennaio scorso, soltanto nei prossimi giorni, a quattro mesi di distanza, potrà essere seppellita. L’attesa è stata tanto lunga per via dei complessi accertamenti medico-legali effettuati sul corpicino di Sharon, volti a ricostruire con esattezza cosa sia accaduto quel giorno.

In questo periodo, Marincat è sempre rimasto in carcere. Era stato arrestato il 23 gennaio, due settimane dopo la tragedia con l’accusa di morte causata da maltrattamenti e violenza sessuale aggravata. Ora, l’esito degli esami autoptici effettuati rischia di aggravare ulteriormente la sua già complessa posizione, visto che il pubblico ministero di Como Antonia Pavan non ha avuto dubbi nel constargli un reato grave come l’omicidio volontario aggravato da violenza sessuale.

Sharon, quella sera era stata trasportata all’ospedale Papa Giovanni XXIII quando le sue condizioni erano già estremamente gravi: così tanto da non riuscire a sopravvivere. Sin dai primissimi accertamenti erano emerse una serie di lesioni sul corpo della piccola e un grave trauma cranico: elementi in alcun modo conciliabili con la versione proposta da Marincat, che aveva raccontato di un incidente domestico in cui la bambina era rimasta coinvolta. In particolare, l’uomo aveva spiegato che a Sharon era caduta addosso una stufetta scaldabagno in plastica, colpendola sulla testa.

Per poter valutare in maniera più chiara l’entità delle violenze subite dalla bimba si era quindi resa indispensabile l’autopsia, che ha confermato come le ferite alla testa riportate da Sharon non fossero compatibili con il racconto del patrigno: la bimba, secondo le ricostruzioni effettuate dai medici legali, avrebbe subito colpi ripetuti e violenti per tutto il giorno. Alcune delle lesioni osservate, inoltre, lasciano pensare a un abuso commesso con un oggetto tuttora non identificato.

 

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