Luana, poche ore di esperienza e lasciata sola alle prese con un macchinario pericolosissimo

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Fonti ed evidenze: TGCom24, Repubblica

Emergono nuovi elementi nel caso di Luana D’Orazio, la 22enne di Prato morta mentre manovrava da sola l’orditoio della ditta tessile in cui era impiegata.

Luana sola 7 maggio 2021 leggilo.org

Le indagini sulla tragedia di Luana D’Orazio, morta a soli 22 anni durante un turno di lavoro, portano a galla nuovi particolari: la ragazza sarebbe stata lasciata sola ad operare con il macchinario che l’ha poi uccisa. Luana, impiegata da circa un anno nella ditta tessile di Prato, non aveva l’esperienza necessaria per utilizzare l’orditoio da sola – ipotizzano gli investigatori – spiegando che la 22enne avrebbe ricevuto una formazione per l’uso dell’orditoio della durata però di sole 4 ore. Un tempo insufficiente per imparare a gestire quel macchinario utilizzato per separare i fili in una ditta tessile in autonomia, come hanno detto i periti che hanno effettuato i rilievi nella fabbrica: “Per operare l’orditoio da soli servono anni di esperienza“, il verdetto degli esperti incaricati dai Carabinieri di dare un parere sul dramma. Ma non c’è solo questo elemento al vaglio degli inquirenti: già un collega della giovane aveva espresso perplessità in merito al mancato funzionamento delle misure di sicurezza dell’orditoio quando Luana è finita all’interno della macchina che l’ha uccisa. Ora, un’altra donna che ha lavorato nello stesso settore di Luana rivela nuovi particolari a La Repubblica.

Sandra, operatrice del settore tessile, ha spiegato ai cronisti come dovrebbero funzionare le misure di sicurezza: “Ci sono delle fotocellule di sicurezza di fronte al bancone dell’orditoio. Se qualcuno ci passa davanti, si ferma. Certo che se le fotocellule sono disattivate il macchinario continua ad andare”, racconta la donna che conosceva Luana e la sua famiglia. “Se le fotocellule non funzionavano, è un problema della ditta. Una cosa sconvolgente, non è possibile che una ragazza di 22 anni muoia così”, commenta Sandra aggiungendo che non si può lavorare da soli in un settore dove gli incidenti possono accadere in una frazione di secondo. Infatti, se ci fosse stato un collega vicino a Luana, egli avrebbe potuto arrestare il macchinario e salvarla, come spiega la donna: invece la ragazza è stata lasciata da sola, nonostante i testimoni affermino che c’era almeno un altro operaio vicino all’orditoio, girato però di spalle. Gli investigatori, anche in base a queste testimonianze, indagano ora sul conto di due persone, responsabili delle misure di sicurezza adottate nell’azienda dove Luana ha perso la vita. Secondo gli agenti però, ci sarebbe stato almeno un altro malfunzionamento a portare al dramma.

Infatti, gli esperti hanno anche ipotizzato che oltre alle fotocellule, a fare cilecca sarebbe stata anche una saracinesca di sicurezza che avrebbe potuto prevenire la caduta della giovane nel macchinario. In ogni caso, almeno per gli elementi raccolti finora e le testimonianze dei colleghi della ragazza, sembra proprio che quello di Luana D’Orazio sia più un caso di negligenza legato alle misure di sicurezza sul lavoro piuttosto che un incidente imprevedibile. Anche Sandra ne è convinta: Non c’era nessuno vicino a lei, anche se ci fosse stata una persona con i tappi alle orecchie avrebbe sentito. Non si può morire per l’ignoranza della gente, perchè questa è ignoranza”, si sfoga la donna con i cronisti.

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