Famiglia Ciontoli, la giornata più dura. La mamma di Martina sviene

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Fonti ed evidenze: Tpi, Fatto Quotidiano

In un’intervista Antonio Ciontoli, condannato a 14 anni di carcere per omicidio volontario, protesta per una sentenza che a sua detta non è giusta né equa.

 

“Io penso che questa sia una giustizia sommaria, su cui ha pesato la pressione mediatica”, con queste parole Antonio Ciontoli, condannato a 14 anni di carcere dalla sentenza emessa per la morte di Marco Vannini risalente al maggio del 2015 assieme alla moglie e i figli – che sconteranno pene per 9 anni e 4 mesi di carcere – protesta per una sentenza che a sua detta non è stata equa. L’uomo, intervistato da Tpi, punta il dito contro alcuni programmi televisivi che a sua detta avrebbero contribuito a rendere la faccenda molto pesante dal punto di vista mediatico: “Ricordo tra i tanti esempi che potrei fare le manipolazioni di video di intercettazioni ambientali fatte da Quarto grado, ricordo un’inviata di Chi l’ha visto che ha trovato un bossolo per terra e l’ha associato a me e testimoni inattendibili intervistati da Le Iene che hanno raccontato falsità a Giulio Golia”, riassume il capofamiglia dei Ciontoli riferendosi alla dura sentenza ricevuta per l’omicidio del giovane, morto dissanguato dopo una ferita fatale di arma da fuoco nella casa dell’uomo a causa del ritardo dei soccorsi.

Ma Ciontoli non punta il dito soltanto contro i media, anche le istituzioni non avrebbero rispettato la propria imparzialità dopo la diffusione dell’ultima drammatica telefonata al 118 in cui si sentiva Marco chiedere disperatamente aiuto per la ferita: “Non si era mai visto che in un caso di cronaca intervenissero Matteo Salvini, l’ex ministro della giustizia Bonafede, l’ex ministro Trenta, Nicola Zingaretti, Luigi Di Maio e solo per ampliare il consenso popolare”, prosegue Antonio facendo nomi e cognomi dei politici che sono intervenuti negli anni in merito al caso. Più che per se stesso però l’uomo si dice sorpreso per la condanna ricevuta dagli altri membri della sua famiglia che sono stati accusati di non aver prestato soccorso al giovane e di aver tardato l’arrivo dei soccorsi che avrebbero forse potuto salvare Marco Vannini, affermando: “Loro non c’entrano, sono stati vittime dei miei errori, Non stanno bene, e non so che fare, sono tutti distrutti, non vogliono raggiungere il carcere” E qui l’intervista s’interrompe: “Scusi, ma è svenuta Mary, devo salutarla“.

Dopo un’ora mi arriva un messaggio sul cellulare: “Sto andando in carcere a Civitavecchia, mi venga a trovare”.

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