Il sangue di Roberta nel lavandino di casa, sequestrate le scarpe al padre di Pietro Morreale

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Fonti ed evidenze: Today, Fanpage

Le analisi effettuate dai Carabinieri del Ris sui luoghi del delitto di Roberta Siragusa hanno portato al ritrovamento di alcune tracce di sangue che aggravano la posizione di Pietro Morreale. 

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Pietro Morreale/Facebook

La relazione sulle indagini scientifiche effettuate dai Carabinieri del Ris di Messina sui reperti prelevati dai luoghi dove si è ipotizzato si possano essere svolti i fatti relativi all’omicidio di Roberta Siragusa – la ragazza di 17 anni per la cui morte è accusato il fidanzato Pietro Morreale – confermano la tesi sostenuta in queste settimane dagli inquirenti: la ragazza sarebbe stata uccisa nei paraggi del campo sportivo di Caccamo dal fidanzatino, che poi avrebbe parzialmente bruciato il corpo di Roberta prima di caricarlo in macchina per raggiungere un burrone lungo il Monte San Calogero e occultare lì il cadavere.

Gli esami condotti in fase di indagine, infatti, aggravano ulteriormente la posizione di Morreale, che pur non avendo mai confessato l’omicidio continua ad essere l’unico sospettato per l’uccisione di Roberta, avvenuta nella notte tra il 23 e il 24 gennaio, al termine di una serata trascorsa dalla coppia in una villetta insieme ad altri amici. Secondo i racconti forniti dal ragazzo agli inquirenti, Pietro avrebbe accompagnato la fidanzata a casa attorno alle 2.15 della notte: nei fatti, però, Roberta non ha mai fatto ritorno a casa.

Era stato lo stesso Morreale a indicare, l’indomani mattina, il luogo dove giaceva il corpo di Roberta, ritrovato dai Carabinieri con la parte superiore completamente ustionata e priva di vestiti, nonostante nei dintorni non siano state rinvenute tracce d’incendio. Alcuni segni evidenti, al contrario, erano stati rintracciati nella zona adiacente il campo sportivo. Ora la relazione finale dei Carabinieri conferma le prime indicazioni: nel parcheggio vicino all’impianto di Caccamo, chi indaga ha ritrovato frammenti del reggiseno, dei jeans e della maglietta che Roberta indossava quella sera, oltre ad un mazzo di chiavi che è stato accertato appartenere proprio alla diciassettenne.

Reperti che, dalle analisi effettuate, sono risultati tutti parzialmente incendiati con della benzina, le cui tracce sono state ritrovate anche sugli indumenti che la ragazza aveva addosso dopo la morte. Da questi segni, gli uomini del Ris deducono che la ragazza sia stata data alle fiamme proprio nei pressi del campo sportivo: non è chiaro se, prima, Roberta sia stata picchiata o stordita, né se fosse ancora viva nel momento in cui il suo corpo ha preso fuoco. La causa del decesso, accertata dai medici legali, è stata identificata in un’asfissia.

Per conoscere gli esiti definitivi dell’autopsia sarà necessario attendere ancora fino alla fine del mese di maggio, ma altri reperti ritrovati dai Carabinieri nella Fiat Punto di Pietro Morreale – “tracce di formazioni pilifere“, probabilmente capelli, e altro “materiale combusto” rinvenuti sul sedile posteriore – dimostrerebbero che il corpo di Roberta sia stato caricato nell’auto. A questi si aggiungono alcune tracce di sangue  riconducibili secondo gli investigatori a Roberta Siragusa, trovate sul freno a mano dell’auto. Nella Punto di Pietro, gli inquirenti hanno anche rinvenuto altre tracce ematiche sullo sportello e sul volante – appartenenti in questo caso allo stesso Morreale. Ma ad aggravare ulteriormente la posizione del diciannovenne sarebbero – oltre agli elementi già elencati – tracce di sangue riconducibili a Roberta ritrovate nel lavandino di casa di Pietro. Sono in corso anche degli accertamenti su un paio di scarpe sequestrato al padre dell’indagato. Resta dunque sempre aperta l’ipotesi che il ragazzo sia stato aiutato da qualcuno a disfarsi del corpo di Roberta.

 

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