Antonio risolve il litigio sparando ad Annamaria che fugge in terrazzo. Nessuno saprà mai il motivo

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Fonti ed evidenze: Corriere della Sera, Messaggero

Dramma a Marino, in provincia di Roma, dove un Carabiniere di 56 anni si è tolto la vita con un colpo di pistola dopo aver colpito la moglie.

Ancora una notizia drammatica arriva dalla Capitale. Dopo i fatti di Fiumicino, che hanno portato alla morte del Maresciallo della Guardia di Finanza Maurizio Zannolfi e della sua compagna Barbara Castellani, un’altra tragedia si è verificatasi nell’area della città metropolitana di Roma, nel Comune di Marino. Qui un uomo di 56 anni, Antonio Boccia, Carabiniere, ha sparato alla moglie Annamaria Ascolese, insegnante di 49 anni, probabilmente al culmine di un litigio: la donna, colpita da tre colpi d’arma da fuoco in diverse parti del corpo – riportando ferite al petto, alle braccia ed alle gambe – ha tentato di scappare ed è riuscita a raggiungere il terrazzo della casa di famiglia, dove è caduta a terra. A quel punto il militare – forse credendo morta la coniuge – ha puntato la pistola verso di sé ed ha aperto il fuoco: un colpo al cuore, con il quale si è suicidato. Gli agenti del commissariato di Marino l’hanno trovato con la pistola d’ordinanza, una Beretta calibro 9 parabellum, ancora stretta in pugno.

I vicini, ascoltati dagli inquirenti, hanno raccontato di aver sentito un violento litigio, seguito poco dopo da quattro forti esplosioni. Annamaria era un volto noto della cittadina alle porte di Roma: particolarmente impegnata sul fronte del contrasto alla violenza di genere, aveva recentemente fondato una lista civica – “Marino in rosa” – a sostegno della candidatura a sindaco di Gabriella De Felice. “È ora di fermare la violenza e la sopraffazione contro le donne in quanto donne“, aveva scritto per sostenere la propria campagna elettorale.

Alla donna sono stati immediatamente prestati i primi soccorsi dal personale del 118 di Frattocchie giunto sul posto in seguito a una segnalazione dovuta ai ripetuti spari uditi nel vicinato, ed è stata successivamente  trasportata all’ospedale San Camillo di Roma dove è morta nelle notte tra il 20 ed il 21 aprile.

Sulla dinamica dei fatti non sembrano esserci dubbi, mentre rimangono ancora ignote le cause che avrebbero spinto il Carabiniere al gesto estremo. L’uomo lavorava al dipartimento anti-droga Anagnina, nella zona sud-est della Capitale, come vice-brigadiere e lascia due figlie di 21 e 28 anni, nate da una precedente relazione. Non è chiaro se i due stessero attraversando una crisi coniugale, e non risultano informazioni che potessero far immaginare che il militare potesse prendere una decisione tanto estrema.

 

 

 

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