Sul caso di Beppe Grillo, che difende a spada tratta il figlio dalle accuse di stupro, è intervenuta Federica Daga, deputata del M5S. 

È il caso più dibattuto delle ultime ore. Sull’argomento stanno infatti iniziando a far sentire la propria voce anche molti esponenti politici e, dopo Maria Elena Boschi, è adesso il turno di Federica Daga, deputata M5S che alle parole di Beppe Grillo ha risposto con alcune forti dichiarazioni.

L’argomento è delicato: il figlio di Beppe Grillo, Ciro, insieme ad altri tre coetanei genovesi, nell’estate del 2019 sono stati denunciati da una ragazza italo-svedese con la quale si trovavano in vacanza in Costa Smeralda per “stupro di gruppo”. Le accuse sono molto gravi: la ragazza sarebbe stata obbligata, tenendola per la testa, a bere mezza bottiglia di vodka e successivamente costretta dai 4 ragazzi ad avere rapporti sessuali con loro, approfittandosi del suo stato di debolezza sia psichica che fisica.

Nonostante il caso stia andando avanti da due anni, è solo nelle ultime ore che è tornato alla ribalta, a causa dello sfogo che il Garante del Movimento 5 stelle ha pubblicato su Instagram.
Grillo in video sminuisce il gesto dei ragazzi, definendolo un momento di divertimento tra ragazzi di 19 anni, “che sono in mutande e saltellano con il pisello, così, perché sono quattro co****ni“. Non solo, il politico accusa indirettamente la ragazza di aver mentito solo per il fatto che la denuncia è arrivata 8 giorni dopo il fatto.

Federica Daga: le sue parole

Grillo ha fatto un discorso grave che mi ha fatto rivivere tutto il mio dramma. Sono stata male, malissimo” dichiara Federica Daga in un’intervista per “La Repubblica”. “Io sono stata massacrata di botte e perseguitata da un uomo che sono riuscita a denunciare soltanto a sei mesi dalla fine di quell’incubo“, racconta con l’amaro in bocca la deputata del Movimento 5 Stelle.

La deputata era perseguitata da un uomo che la picchiava con ferocia. Dopo una relazione durata pochi mesi, il rapporto era diventato un incubo: controllava il telefono, il pc, gli spostamenti. “Continuava a cercarmi e minacciarmi“, ha raccontato a “La Repubblica”. Il motivo? La vergogna. “Ero così sconvolta da quella violenza che ho avuto bisogno di mesi per elaborare quello che mi era successo. E avere la forza di denunciare. Per questo trovo incredibile che non si creda a una ragazza che denuncia uno stupro dopo otto giorni“.
E le sue dichiarazioni si chiudono con una frase che dovrebbe servire da monito per tutti: “Le donne non si inventano le violenze“.

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