Mattia dopo aver avvelenato la famiglia “A loro interessavano solo i beni materiali”

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Mattia del Zotto è passato alla storia come “killer del tallio”, sostanza con cui avvelenò i familiari nel 2017. Al processo è stata ricostruita la sua storia.

Mattia Del Zotto 4 marzo 2021 leggilo.org

Era il 2017 quando Mattia Del Zotto avvelenò con il tallio, una sostanza insapore ma letale alcuni dei suoi familiari: adesso, al processo che va verso una conclusione inaspettata, emergono dettagli sulla vita del 30enne che ha compiuto un gesto inspiegabile e terrificante. Disoccupato dopo aver perso il posto da ragioniere, l’uomo contaminò con il veleno alcune bottiglie di acqua minerale destinate ai familiari, causando la morte tra tremende sofferenze dei nonni paterni e di una zia. La sua azione causò anche il ricovero di altri due zii, dei nonni materni e di una loro badante.

La Corte di Cassazione, su richiesta della stessa Procura generale, ha respinto il ricorso che era stato presentato dalla stessa procuratrice aggiunta di Milano Nunzia Gatto. Il giovane, ristretto in una Residenza psichiatrica per l’esecuzione delle misure di sicurezza perché ritenuto socialmente pericoloso, è stato assolto dal Tribunale di Monza in primo grado perché dichiarato totalmente incapace di intendere e di volere al momento dei fatti. La Procura di Monza ne aveva chiesto la condanna all’ergastolo: secondo la perizia psichiatrica  Mattia era pazzo quando ha deciso di fare fuori i familiari, ma sano di mente quando ha pianificato gli omicidi. Era seguito il ricorso in appello dove era stata confermata la sentenza di assoluzione. La Procura generale di Milano aveva presentato ricorso in Cassazione che l’ha ritenuto inammissibile. Per le parti civili precluso il risarcimento dei danni.

Dunque dopo tre anni, i giudici hanno assolto Mattia Del Zotto, ritenuto “Capace di intendere ma assolutamente incapace di volere”, dopo più di una perizia psichiatrica. L’uomo – spiegano gli specialisti che lo hanno interrogato per anni – sarebbe afflitto da una sorta di disturbo delirante, come sottolinea il movente per l’omicidio multiplo.

Un delitto drammatico ma commesso da una persona mentalmente instabile, dicono dunque i magistrati. Agli investigatori che lo arrestarono Mattia Del Zotto rivolse alcune, confuse spiegazioni: disse di aver voluto punire la sua famiglia di “idolatri” per essere troppo attaccata ai beni terreni ed afflitta da un grande materialismo. L’omicidio fu premeditato con enorme freddezza, il che secondo l’accusa rende poco plausibile la tesi che il giovane fosse incapace di intendere o di volere. Il Pm ha anche sottolineato come durante l’interrogatorio Mattia si sia definito un mistico, interessato soltanto alla religione e all’ascetismo, una descrizione di se stesso che cozza con il passato del 30enne: nel 2016, un anno prima del crimine, Mattia appariva infatti ad un provino per una trasmissione radiofonica di cui sperava di diventare speaker, provino che probabilmente non andò a buon fine. Un elemento che però non ha convinto il giudice: ed ora, il caso sembra davvero chiuso.

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