Torino, solo per 8 ore con 4 cadaveri accanto. Il mistero del vicino di casa cambiato da un giorno all’altro

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Fonti ed evidenze: Repubblica, Corriere della Sera

Gli inquirenti sono al lavoro per risalire al movente della strage di Rivarolo Canavese: al centro dell’attenzione due biglietti scritti da Renzo Tarabella prima di tentare il suicidio. 

renzo tarabella
Franco Origlia/Getty Images/Archivio

Una strage orrenda, incomprensibile, alla quale ora si cerca di trovare un movente. Un perché. A Rivarolo Canavese, in provincia di Torino, l’orrore per i fatti di due notti fa è intatto, immutato. E le ragioni del folle gesto di Renzo Tarabella – l’uomo di 83 anni che sabato ha ucciso il figlio Wilson, di 51 anni, la moglie Rosaria Valovatto fo 79 e una coppia di vicini di casa, Osvaldo Dighera e Liliana Heidempergher, rispettivamente 74 e 70 anni, colpevoli di aver detto qualcosa che aveva disturbato l’uomo a proposito di Wilson – potrebbero essere racchiuse in due biglietti, scritti di suo pugno dall’assassino prima di tentare il suicidio di fronte ai Carabinieri accorsi sul luogo della strage. L’uomo è rimasto per almeno 8 ore con 4 corpi accanto a sè, prima dell’intervento da parte dell’Arma.

Dopo l’arrivo dei militari, infatti, Tarabella – che inizialmente aveva risposto alle domande che gli venivano rivolte – ha puntato l’arma regolarmente detenuta verso di sé e ha fatto fuoco: attualmente è ricoverato in gravi condizioni al San Giovanni Bosco, sedato e intubato, dopo un’operazione durata tre ore. Nessuna ferita agli organi vitali, ma diverse lesioni sul volto, dove ha indirizzato il colpo fatto partire vedendo Vigili del Fuoco e Carabinieri cercare di raggiungerlo sul balcone.

Ma l’attenzione del Procuratore capo di Ivrea Giuseppe Ferrando e della sostituta Lea Lamonaca rimane puntata – in attesa di capire come procederà la degenza dell’omicida – su quei biglietti. Sui quali Tarabella potrebbe aver scritto parole utili a ricostruire le cause che lo hanno portato ad agire in quel modo. Nel frattempo, la squadra investigazioni scientifiche sta accertando, attraverso una serie di verifiche attualmente in corso, l’orario esatto della morte delle vittime – anche grazie alle autopsie, che saranno eseguite da dottor Roberto Testi.

Era disperato, la convivenza è difficile con un figlio disabile” , spiega una vicina di casa. Ma lo sgomento, la disperazione, la rabbia per una tragedia incomprensibile rimangono forti. Anche in Graziella, l’ultima rimasta della famiglia Tarabella: “Voglio parlare con i servizi sociali, con chi li seguiva, e capire perché non si sono accorti di quello che stava succedendo“, dice. Non aveva da tempo più rapporti con il padre – “era autoritario, fuori di testa da un po’“, racconta il marito della donna, Francesco Papa. Apparentemente buoni erano i rapporti tra l’omicida e la famiglia Dighera – che in più occasioni aveva aiutato i Tarabella, in passato: per questo chi indaga ipotizza che a scatenare la furia dell’omicida possano essere stati degli screzi sorti proprio all’ultimo.

Osvaldo aveva detto di essere preoccupato per i Tarabella, me lo aveva confidato quando ci siamo sentiti l’ultima volta. Avevano chiuso i rapporti con il mondo, avevano allontanato tutti e vivevano in funzione del loro figlio“, racconta l’amministratrice di condominio Annalisa Menietti. Gravi apparivano recentemente anche le condizioni del figlio Wilson, che il padre aveva deciso – come ricorda il sindaco Alberto Rostagno – di non far più seguire dai servizi sociali: ormai si vedeva pochissimo, usciva di rado e faceva fatica a camminare. Ma era stato il comportamento di Renzo, negli ultimi tempi, a suscitare preoccupazione in amici e conoscenti: “Era sempre più chiuso, non faceva uscire più neanche sua moglie per non farla parlare con nessuno. Anzi quando lo incontravo a fare la spesa, lui se ne andava“, spiega Michou Papa, sorella di Francesco, il genero di Renzo che abita al palazzo accanto. “Ha chiuso le porte a mio fratello, lo rispettava ma non lo faceva entrare in casa“.

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