Sciopero dei cassieri nei supermercati, ma per loro ancora niente vaccino

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Fonti ed evidenze: Corriere della Sera, Stampa

La morte di Nello Carta, sessantenne cassiere di un supermercato di Tortona, portò, un anno fa, al primo sciopero in tempo di pandemia: i suoi colleghi, oltre che ricordarlo, chiedevano più sicurezza. Dodici mesi dopo, però, c’è ancora molta strada da fare. 

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Jenny Evans/Getty Images/Archivio

Aniello Carta, per tutti Nello, aveva 60 anni. Originario di Genova, viveva ad Alessandria da quando era giovanissimo. Lavorava come cassiere nel supermercato Iper di Tortona, dove svolgeva anche il ruolo di addetto alla sicurezza sul lavoro. Era benvoluto da tutti, e tra le corsie e le casse del supermercato aveva trascorso gran parte del suo tempo. La notizia della sua morte, arrivata poco più di un anno fa – il 30 marzo del 2020 – poche ore dopo il ricovero nell’Ospedale di Voghera, ha gettato i colleghi e gli amici nello sconforto. Un dolore troppo grande, una morte ingiusta: a portare via Nello fu il Covid.

Proprio lui, che della sicurezza propria – e dei colleghi – sul posto di lavoro aveva fatto una battaglia di vita. Nello è uno dei tanti lavoratori che, soprattutto nelle prime settimane di pandemia, ha perso la vita. Vite che, probabilmente, si potevano salvare. Dopo la sua scomparsa, gli altri addetti alle vendite del supermercato avevano deciso di scioperare: per protestare per la sua morte e per rivendicare condizioni di maggiore sicurezza. Un gesto “dovuto”, dissero allora, che rappresentò uno dei primissimi casi di astensione dal lavoro dall’inizio della pandemia.

La morte di Nello, come quella di Rudy, di Jonathan, di Mariagrazia e, purtroppo, di molti altri lavoratori dei supermercati italiani, sottolinea come questa categoria di lavoratori, particolarmente esposta ai rischi del contagio, non sia mai stata debitamente tutelata: all’inizio dell’emergenza, quando i dispositivi di protezione individuale scarseggiavano e i supermercati venivano presi d’assalto da folle di clienti spaventati; e ora, che la campagna vaccinale procede dando priorità a categorie di lavoratori che, in molti casi, appaiono meno a rischio di quanto non lo siano gli addetti alle vendite.

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