Gli infermieri “Noi il vaccino no lo facciamo”. E in casa di riposo 27 anziani sono stati contagiati

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Fonti ed evidenze: Fanpage, Messaggero

Un focolaio di Coronavirus, con ben ventisette positivi, si è sviluppato in una casa di riposo di Fiano Romano, alle porte di Roma. A causarlo potrebbero essere stati alcuni operatori sanitari della struttura che, nelle scorse settimane, avevano rifiutato di sottoporsi alla vaccinazione anti-Covid. 

ventisette positivi casa riposo
David Ramos/Getty Images/Archivio

Ventisette anziani sono risultati positivi a causa di un focolaio di Coronavirus sviluppatosi all’interno di una casa di riabilitazione e di riposo di Fiano Romano, Comune nell’area Metropolitana di Roma. Secondo le prime ricostruzioni, a provocare la grande diffusione di contagi tra gli ospiti della struttura sarebbe stata la presenza di diversi operatori sanitari che si erano rifiutati nelle scorse settimane di sottoporsi alla vaccinazione anti-Covid. In particolare, il nuovo cluster sarebbe partito da un’infermiera, che avrebbe contagiato due colleghi: dai tre dipendenti, il virus si sarebbe via via diffuso in tutta la struttura. Anche in conseguenza di casi come questo – verificatisi nei giorni scorsi anche in altre realtà italiane – il Governo sta valutando di introdurre l’obbligo vaccinale per tutto il personale sanitario che lavori a contatto con i pazienti.

La Asl Roma 4 è intervenuta per mettere in isolamento l’intera casa di riposo e cura, procedendo ad effettuare tamponi diagnostici su tutte gli ospiti ricoverati e sulla totalità del personale dipendente. Tra gli anziani risultati positivi, ben 15 avevano già ricevuto la prima dose del vaccino e si sono nuovamente infettati, anche se risultano completamente asintomatici. Questo è uno degli aspetti che rimangono da chiarire sugli effetti del vaccino: non è certo che la somministrazione dei vaccini sia in grado di agire sulla possibilità di contrarre la malattia, mentre appaiono al contrario certi i suoi effetti sui sintomi, in particolare per quel che riguarda il contrasto alle forme più aggressive, e quindi pericolose. Un elemento che, pur garantendo una limitazione alla contagiosità, non è sufficiente ad escludere la possibilità che anche i vaccinati possano essere infettati e, a loro volta, infettare.

Avevo provato a convincere i miei operatori socio-sanitari in tutti i modi, ma non ne hanno voluto sapere di fare la puntura“, spiega Roberto Agresti, titolare della struttura, raggiunto dal quotidiano Il Messaggero. Agresti, che per primo si era sottoposto al vaccino per dare “il buon esempio“, si rammarica dell’accaduto, pur confermando di non essere intenzionato a prendere provvedimenti nei confronti dell’infermiera che avrebbe dato il via al focolaio: “Credo di no, non la licenzierò. Però è dura, il danno lo ricevono in prima battuta i nostri ospiti, poverini, noi pensiamo sempre prima di tutto al loro bene. Se si fossero vaccinati tutti quanti eravamo più tranquilli“.

L’augurio, naturalmente, riguarda ora una pronta guarigione di tutti gli ospiti della struttura risultati positivi ai tamponi: la situazione, che è costantemente monitorata dal personale della Asl Roma 4 appare per il momento sotto controllo, tanto che, fino ad ora, per nessuno degli ospiti contagiati – alcuni dei quali molto fragili e anziani – è stato predisposto il trasferimento presso altre strutture. Un episodio che fa tornare alla memoria i primi, terribili mesi della pandemia, quando proprio le Rsa erano state tra i luoghi più colpiti dal virus, con la morte di migliaia di anziani in tutta Italia.

 

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