Maddalena si è allontanata mezz’ora con un libico. E ha sofferto dodici ore d’agonia, dice l’amica

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Fonti ed evidenze: Messaggero, Mattino

Maddalena Urbani, morta in circostanze ancora da chiarire nella mattinata di sabato a Roma, poteva essere salvata. E’ quanto emerge dal racconto fatto dall’amica della ragazza agli inquirenti e al suo datore di lavoro, un barista di Perugia. 

Maddalena Urbani salvata
Maddalena Urbani/Facebook

Dodici ore di dolori e sofferenza; dodici ore di agonia, trascorse “respirando male e rantolando“, prima di morire tra le braccia dell’amica Carola – che riporta il drammatico racconto agli inquirenti che indagano sulla morte di Maddalena Urbani. La ragazza, forse, poteva essere salvata. Almeno secondo la ricostruzione dei fatti proposta dall’amica, che insieme a lei era finita nella casa in cui Abdul Aziz Rajab, pusher di origini siriane di 64 anni, stava scontando gli arresti domiciliari. L’uomo, arrestato perché trovato in possesso di eroina, è formalmente indagato dalla Procura di Roma per morte in conseguenza di altro reato.

Chi indaga sta cercando di ricostruire le ultime 24 ore di vita di Maddalena, per capire se vi siano altre persone coinvolte nel decesso. Potrebbe essere il caso di un altro spacciatore – nel racconto di Carola chiamato “il libico” – che avrebbe condotto le due ragazze a casa di Aziz Rajab. Con lui Maddalena aveva appuntamento in via Vibio Mariano e con lui si era allontanata – lasciando l’amica su una panchina – per circa mezz’ora, prima che tutti e tre si dirigessero verso l’abitazione del sessantaquattrenne. Ora gli inquirenti danno la caccia al libico perché, sempre stando a quanto raccontato da Carola agli investigatori e a Giuseppe Dolciami, titolare del bar di Perugia dove l’amica lavorava e a cui era particolarmente legata, è dopo l’incontro con questo personaggio che Maddalena avrebbe cominciato a star male.

La sua amica mi ha telefonato sabato mattina con il cellulare di Malia, così si faceva chiamare Maddalena. Mi ha mandato un vocale, era sconvolta“, racconta Giuseppe, che nel capoluogo umbro tutti chiamano “Celentano“, per via del bar, situato in via Gluck. Chi indaga cerca sul cellulare di Maddalena riscontri per avvalorare la ricostruzione fornita dall’uomo. E attendono notizie dall’autopsia, che dovrà stabilire l’orario del decesso – da mettere in relazione con la chiamata al 118, arrivata alle 13:30 di sabato – e verificare se possa aver subito violenze. Inoltre, gli esami autoptici serviranno a stabilire quale sostanza ne abbia causato la morte: possibile che Maddalena sia stata uccisa da un mix di stupefacenti e sostanze psicotrope: la ragazza aveva cominciato ad assumere dei tranquillanti perché non riusciva a dormire. L’ipotesi che si fa strada è che se non vi fosse stata, da parte di chi era con lei, un’omissione di soccorso, Maddalena si sarebbe potuta salvare.

“Lo straniero ci ha portate nell’appartamento di Abdul e poi se ne è andato“, ricostruisce Carola con gli inquirenti. Erano arrivate, lei e Maddalena, a Roma nel tardo pomeriggio, con un treno partito da Perugia alle 14, e dopo l’arrivo in casa di Abdul erano rimaste sole con lui, che ad un tratto ha chiesto a Carola di andare a comprare due casse d’acqua: si teme che quella fosse una scusa per rimanere da solo con Maddalena. “Quando ho chiesto a Carola se pensava come me che quell’uomo abbia abusato di Maddalena, lei non ha negato lasciandomi intendere il peggio“, racconta Dolciami. Intanto, col trascorrere delle ore, le condizioni della ragazza non migliorano: difficoltà respiratorie, dolori diffusi. L’amica racconta di essere rimasta al suo fianco, spaventata; di aver insistito per chiamare un’ambulanza: “Ho implorato il siriano di chiamare i soccorsi, ma lui non ne voleva sapere, mi terrorizzava, non sapevo che fare“, dice. E’ solo diverse ore più tardi che, dopo aver parlato anche con il barista di Perugia, Carola trova il coraggio per prendere il telefono e contattare il 118.

L’ambulanza arriva quando Maddalena è morta. L’inchiesta dovrà stabilire se, con una chiamata tempestiva, potesse essere salvata. L’accusa nei confronti di Aziz Rajab potrebbe trasformarsi in concorso in omicidio, o quanto meno omissione di soccorso. Lui e Maddalena si conoscevano da tempo. E non era la prima volta che la ragazza lo raggiungeva a Roma: i viaggi erano cominciati dopo l’arresto dell’uomo, fermato per aver preso parte ad un traffico internazionale di stupefacenti. “Maddalena era una ragazza speciale e fragile, gli spacciatori si sono gettati su di lei come sciacalli sulla preda“, ricorda Giuseppe.

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